Home » Sport » «Grazie alla Magnolia per quel che significa per la città», la lettera di un tifoso

«Grazie alla Magnolia per quel che significa per la città», la lettera di un tifoso

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci da un tifoso de La Molisana Magnolia Basket Campobasso.

«È trascorso un mese dal suono della sirena che, al termine della gara di ritorno con la Matteiplast Basket Progresso Bologna nella seminale play-off, ha decretato la fine del campionato per i Fiori d’acciaio, fermando il sogno promozione a pochi passi dal traguardo. Un suono che, se formalmente ha sancito una sconfitta, nei fatti ha invece suggellato una vittoria. In tutti i sensi.

Nell’applauso lungo, convinto, commosso con il quale il pubblico del Palavazzieri ha reso omaggio alle Magnolie, nonostante la definitiva battuta d’arresto, si poteva leggere il ringraziamento della città sportiva a questo magnifico gruppo di ragazze che hanno saputo unire nelle loro persone un irresistibile mix di grazia e di forza, di talento e di abnegazione, di grandezza e di umiltà.

E, mentre sulle guance di alcune di loro il sapore salato del sudore di mescolava a quello amaro delle lacrime, negli occhi di tutte si poteva leggere la fierezza di aver indossato le casacche e i colori nei quali evidentemente si riconoscevano tutte quelle persone che, in piedi di fronte a loro, rendevano omaggio al loro impegno, ammettendo così che era stato totale e che non si poteva chiedere di più.

Ma se quello era il grazie della Campobasso sportiva, ben più lungo e convinto dovrebbe essere l’applauso della città tout court. Che grazie alla Magnolia – intesa non solo come squadra, ma anche e soprattutto come Società e relativo ambiente – ha ricevuto un ritorno di immagine positivo di valore assoluto.

In tempi nei quali l’omologazione imperante rende difficile identificarsi in qualcosa di specifico o in cui si tende a guardare sempre e soltanto a ciò che divide e separa, la squadra delle cestiste rossoblù è riuscita nell’intento di unire e di compattare. E, soprattutto, di rappresentare realmente la città il cui nome ha portato in giro sui parquet di mezza Italia.

Perché è vero che il nocciolo della squadra è composto da giocatrici che vengono da fuori, ma è altrettanto indiscutibile che il coach, i giovani rincalzi e la Società intera sono targati Campobasso e Molise.

Per questo, tutte le volte che i tifosi hanno cantato “noi siamo il Campobasso”, in casa e soprattutto in trasferta,  avevano davvero ragione. Ed erano e sono autorizzati a sperare che non si sia trattato del solito fuoco di paglia o dell’ennesima illusione.

La parola “progetto”, in casa Magnolia, assume un significato concreto. E al vertice della Società non c’è – come accade e com’è successo troppo spesso in altri sport che vanno per la maggiore – il classico “imprenditore” venuto da fuori, non si sa bene perché, a fare proclami cui poi non seguono i fatti.

Qui c’è una Società le cui redini sono in mano a gente abituata a progettare, investire e attendere i frutti di quanto seminato; che non fa il passo più lungo della gamba e che, nel suo specifico business, rappresenta il fiore all’occhiello di una delle poche tradizioni industriali davvero tipiche di Campobasso.

È trascorso soltanto un mese da quella sirena e già si lavora per la prossima stagione: le conferme di Di Gregorio, Marangoni, Bove, Porcu sono i primi tasselli posti per il nuovo campionato. Che, indipendentemente da quello che sarà il verdetto del campo, sicuramente vedrà comunque ancora protagonisti in senso positivo i Fiori d’acciaio e il loro magnifico pubblico.

Tra gli applausi che scrosciavano incessanti dopo la partita con Bologna, c’erano anche quelli dei genitori di alcune delle giocatrici in forza alla Magnolia, giunti in qualche caso da molto lontano. Qualcuno di loro, a un certo punto, si è girato e ha cominciato ad applaudire la gente di Campobasso, ringraziando tutti per aver fatto sentire la loro figlia “a casa”.

Ecco, se questa scena si ripeterà anche al termine della prossima stagione, il canestro più importante sarà stato realizzato.

A prescindere dalla classifica.

Ad maiora!

Vittorio Mancini