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“Limen. Verter Turroni”. A Cesena una mostra alla Galleria Comunale d’Arte – Palazzo del Ridotto

E’ stata inaugurata sabato 11 maggio, alla Galleria Comunale d’Arte di Cesena – Palazzo del Ridotto, la mostra “Limen. Verter Turroni” curata da Marisa Zattini. “Limen” è una soglia, un confine, un margine: una frontiera. Interno/esterno. L’occhio che coglie la realtà che ci circonda vede in modo differente l’interiorità cui appartiene. Il marrone, il grigio, il nero come colori esperienziali. Colori di terra che ammorbano l’aria. Una discesa nelle interiorità dell’anima che non è diafana…

In un’indagine introspettiva singolare e complessa, Verter Turroni (Cesena 1965) ci esibisce opere ultimative. Si tratta di sculture e tavole di grande formato realizzate su lastre in vetroresina. Una fioritura rugginosa e agglutinante che invade grandi superfici mnemoniche.

L’occhio spazia fra le opere tridimensionali dal sapore naturalistico e anfibio. “Contro la tecnica è necessaria l’anima”, scrive Georg Baselitz e forse proprio da queste parole occorre partire per comprendere pienamente il respiro delle opere di Verter Turroni. Qui tutto è al limite, sul discrimine di un abisso o di un volo. Di solitudine e desolazione sono intrisi questi metaforici corpi di balena riemersi da un immaginario paesaggio siderale dell’anima, dove tutto scorre al di là del tempo. In un viaggio decostruttivo Verter Turroni approda oggi ai resti di ciò che fu prima della nascita, prima dell’origine. Abbandonate le mappe siderali e i sestanti l’occhio si volge oggi all’interno, nella ricerca di una materia lacrimata che sembra frutto di discioglimenti per nuove memorie incantatorie.

Introducendo la mostra nel catalogo edito da “Il Vicolo Editore”, la curatrice Marisa Zattini scrive, tra l’altro: “La vis creativa di Verter Turroni si conforma all’incerto, all’indefinito, a quel momento intuitivo dell’arte sempre simultaneo al comporre. Così tutto si intesse di misura e proporzione. Tutto il suo lavoro è impresso da euritmie espressive fortemente spirituali. Scultore raffinatissimo, si pone al confine delle cose – come già il titolo suggerisce – per sondare le apparenze suggerite dalla manipolazione, anche casuale, della materia: la vetroresina, nella sua duttile consistenza. Ricerca e sperimentazione, abilità tecnica e visionarietà artistica danno vita a intriganti ed emozionali superfici scultoree spiazzanti. Si avverte una forte unitarietà fra opera scultorea e tavole bidimensionali. Tutto è ricondotto ad un modulo organico, per così dire, dal sapore naturalistico. Ne emerge un ritmo perfetto fra vuoto e pieno, fra un levitare delle rifrangenze sottili delle fibre di vetro – che come pioggia lambiscono trasversalmente la superficie – e le marcate fioriture che la memoria ferrosa ha impresso sulla materia”. E inoltre: “C’è un travaglio prospettico latente che si infrange là dove collimano le fermentazioni della materia. Ed è il vuoto perfetto, l’incavo dolce della balena, che ci riporta all’origine mitica del mondo, al preludio della rinascita. Una purezza estremizzata a suffragare l’urgenza di un ritorno distintivo alla nostra umanità. La vasta superficie materica del cetaceo spiaggiato nella Galleria Comunale d’Arte di Cesena ci parla di ciò che fu prima dell’uomo di ciò che sarà nel futuro prossimo. Un memento mori ferrigno e spurio dove il cromatismo astrale si esalta nella sua funzione rammemorante e inquisitoria.

Germi di contrasto e di accordo. Corrispondenze di senso fra cromatismi che ci orientano, si orchestrano e si intonano nella forza poetica che li trascende. Tutto è al di fuori di sonorità precostituite; qui, anche il caso conduce a modulazioni misteriose e alchemiche. Queste mappature sonore, nel silenzio, persistono là dove il nostro sguardo si perde. Queste astrazioni di identità spaziali sono state svincolate e liberate dal tempo cronologico che ci ingabbia nel presente”.

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