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Il “Teco vorrei” risuona ancora per le vie della città per una tradizione mai in discussione

Come ogni anno la tradizionale processione del Venerdì Santo è tornata ad emozionare la città di Campobasso. Il lungo corteo è partito intorno alle 18 dalla Chiesa di Santa Maria della Croce ed ha attraversato tutta la città, dal centro storico al centro cittadino, accompagnato da temperature gradevoli col cielo limpido.

La Chiesa di Santa Maria della Croce nell’antichità era la sede della confraternita dei Crociati e ancora oggi custodisce la tradizione del Cristo morto e dell’Addolorata. Le note del “Teco vorrei” hanno accompagnato il lungo corteo seguito da tantissime persone tra cui sacerdoti, suore, bambini, adulti, anziani, scout, diversamente abili, forze dell’ordine e gruppi religiosi. L’Arcivescovo Mons. Giancarlo Bregantini, seguito dalle statue del Cristo e dell’Addolorata, ha chiuso il corteo assieme alle vedove legate da nastri neri alla statua della Madonna accompagnata da sei donne in costume tipico campobassano. Tra i politici il sindaco Antonio Battista, il Presidente del Consiglio comunale Michele Durante, gli assessori Rubino, De Bernardo e Maio, e il Governatore Toma.

“Teco vorrei”, appunto, l’inno che ogni campobassano conosce e sente risuonare in questo triste giorno, risale alla fine dell’Ottocento ed è opera del maestro campobassano Michele De Nigris sui versi di Pietro Metastasio. E’ un canto possente che commuove ed emoziona sempre, in qualsiasi momento lo si ascolti. Anticamente veniva intonato da circa cento persone mentre oggi sono circa settecento coloro che nel corso della Settimana Santa si riuniscono a provare e riprovare questo struggente canto fino all’epilogo del Venerdì Santo. “Teco vorrei, o Signore, oggi portar la Croce” è l’incipit del canto che annuncia il trionfo del Cristo attraverso il mistero della Croce.

Il corteo in processione si è fermato poi, come consuetudine, dinanzi alla Casa di reclusione di Campobasso per l’emozionante benedizione dei detenuti, con uno di loro, da parte del Vescovo: il momento forse più toccante di tutto l’evento, per poi tornare nella chiesa di Santa Maria della Croce in cui sono custodite le due statue simbolo di una tradizione unica per importanza in città, ma soprattutto di una fede che i campobassani non abbandoneranno mai.