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Paola Bariani e Tony Green fotografi. Mondi e sguardi diversi in due interessanti mostre fotografiche a Venezia

Bariani – Ethiopia 2010

Venerdì 19 aprile, con la presenza dell’artista, si inaugura a Venezia, presso lo spazio Multimedial Laboratory Art Conservation la mostra personale di Paola Bariani. Il progetto espositivo della mostra, curata da Lisa Angaran, propone un affascinante repertorio di immagini inedite legate al viaggio, in cui la presenza umana è protagonista attraverso la sua scomposizione in piedi, mani e volti. Questa umanità ci viene incontro con i suoi sguardi in una sorta di girotondo dove si mescolano età, culture, tradizioni; dove i piedi non sono solo il mezzo con cui ci muoviamo ma anche la testimonianza di una vita vissuta e le mani non esprimono solo l’idea dell’azione e dell’attività, ma anche tutta una serie di atteggiamenti rituali e di stati d’animo. I reportage realizzati da Paola durante i suoi viaggi in Ethiopia, in Vietnam, nello Yemen, in Cambogia e in molti altri luoghi nel mondo sono l’espressione del sentimento di una terra, delle sue genti, senza limitazioni geografiche: “ogni scatto è simbolo di un incontro, di un empatia, un dialogo senza parole, un segno indelebile della nostra esistenza, della passione che ci accomuna… e dal desiderio infinito di dimostrarla”, come racconta l’artista stessa, nel suo blog Changing on the Way, da dove questo progetto espositivo ha origine.

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Paola Bariani nasce a Broni, in provincia di Pavia il 19 maggio 1969. Nel 2002 decide di trasferirsi a Torino dove trova casa al centro dell’incantevole Contrada dei Guardinfanti, abitata da artigiani, mercanti e ristoratori; in breve tempo viene nominata presidente dell’Associazione di Via e questa esperienza le cambia la vita e il viaggio diventa parte essenziale della sua quotidianità.

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Sempre a Venezia, dal 5 al 28 aprile, lo Spazio Espositivo Artespaziotempo in Ghetto Nuovo presenta la nuova mostra personale di Tony Green (catalogo in mostra, con una breve autopresentazione dell’artista e un testo critico di Tom McDermott. Il progetto espositivo del poliedrico artista comprende una serie di 25 fotografie realizzate durante il Festival Jazz & Heritage di New Orleans del 1975, oggi riproposte in una nuova veste digitalmente elaborata. Tony Green, artista e musicista cresciuto a New Orleans, nel periodo compreso fra il 1972 e il 1975 studia presso la facoltà di Belle Arti dell’Università della Louisiana, dove tra gli altri, segue un corso di fotografia che gli permette di utilizzare le attrezzature della scuola. E’ così che durante un fine settimana, Tony prende in prestito dall’Università una macchina fotografica Hasselblad e si dirige a New Orleans, per documentare il Festival Jazz & Heritage del 1975. L’interesse dell’artista era rivolto alla realizzazione di ritratti fotografici, non solo dei musicisti ma anche dei vari personaggi che affollavano l’area del Fairgrounds, dove si svolgeva il Festival.

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Vent’ anni più tardi, ritrova i negativi di quegli scatti nel suo studio e ne ricava circa venti stampe bianco e nero, esposte poi in vari locali e ristoranti di New Orleans. Passati altri 15 anni e dopo aver scoperto le grandi potenzialità offerte dall’elaborazione digitale dei negativi, l’artista ha voluto creare con quelle stesse fotografie una mostra a Venezia. Grazie agli scatti di Tony Green possiamo oggi ammirare i ritratti di figure tra le più importanti della storia del jazz e come scrive Tom McDermott nel catalogo della mostra: “Quando Tony Green, pittore e musicista, ha portato una fotocamera Hasselblad presa in prestito e il suo occhio di artista al JazzFest, era davvero un momento propizio per scattare delle fotografie. Nel 1975 il Festival Jazz di New Orleans poteva considerarsi ancora un piccolo evento che si svolgeva nell’arco di tre giorni, l’ultimo weekend di Aprile. Accedervi era molto semplice (si pensi a Tony che sbircia nella tenda di Professor Longhair!). Meno scontato, invece,  e’ che Tony sapeva già che le persone catturate nei suoi scatti erano figure importanti, cosa non chiara ,a quel tempo, alla maggior parte della gente del posto”. E ancora: “Purtroppo non abbiamo una macchina del tempo che ci permetta di rivisitare quei giorni, quando i giganti della musica, che potevano provenire solo da New Orleans, camminavano in mezzo a noi. Ed è proprio tale impossibilità a rendere questa collezione di foto di Tony un glorioso sostituto”.

Loris Bepi