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School of Rock, Lillo e i ragazzi dell’Accademia Sistina protagonisti di un musical dall’energia coinvolgente

Un impressionante spettacolo di due ore e mezza, con Lillo (al secolo Pasquale Petrolo) in veste di animale da palcoscenico come risaputo, nel personaggio che fu di Jack Black nel fortunato film (il chitarrista Dewey Finn), e impreziosito da tanti elementi, a cominciare naturalmente dall’adattamento e dalla regia di Massimo Romeo Piparo, che ha saputo dare una dimensione più “nostrana” del rock, genere probabilmente meno diffuso in Italia rispetto all’America.

School of Rock (il musical) in scena dal 5 marzo al Teatro Sistina di Roma ha colpito intanto per gli efficienti musicisti e gli impeccabili attori, quelli adulti, nel ruolo dei vari dirigenti scolastici e genitori, ma soprattutto per i giovanissimi, ragazzi tra i 10 e i 12 anni, gli alunni che si trasformano in musicisti. Al di là dell’ovvia tenerezza suscitata per questa giovane età, ha impressionato la tenuta del palco per così tanto tempo di questi ragazzi, allievi dell’Accademia Sistina: tre ore di recitazione, canto, ballo, musica, coreografie perfette (a firma Roberto Croce) e la storia di un sogno da realizzare a tutti i costi. La storia è piuttosto fedele: Finn trasforma a suo vantaggio un casuale equivoco in un inganno per introdursi in questa scuola, col solo obiettivo di riscuotere il relativo compenso e limitare i danni della sua vita dissipata e, a poco a poco, nonostante la diffidenza iniziale, la scolaresca diventa una rock band pronta per gareggiare in un concorso, naturalmente di nascosto dai genitori e dai vertici scolastici che non lo tollererebbero mai.

Lillo è abilissimo nello “scimmiottare” varie movenze di alcuni grandissimi del rock mondiale, alcuni gesti sono più che tributi ad Elvis, ad Angus Young degli AC/DC, o a Jimmy Page dei Led Zeppelin, giusto per dirne qualcuno, e fa molta simpatia anche il presentatore del concorso, agghindato in modo molto simile al compianto Lemmy dei Motorhead. Tra le pieghe dello spettacolo, i valori dell’amicizia, della solidarietà, dell’unione di gruppo perché una band è più di una somma di elementi, è un’entità a sé; dunque oltre all’ironia cui ci ha abituato Lillo, c’è posto anche per qualche attimo di commozione e per tanti bei sentimenti. Lo spettacolo sarà visibile al Teatro Sistina di Roma fino al 24 marzo, poi si sposterà in altre città italiane, ed è a dir poco consigliato!