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Il premier Conte in Molise, l’intervento del Governatore Toma

Di seguito, l’intervento del Governatore Donato Toma durante la visita del premier Giuseppe Conte di stamane.

«Signor presidente del Consiglio dei Ministri, il Molise la saluta e le dà il benvenuto.

Un saluto ai signori prefetti, ai signori sindaci, alle autorità, ai rappresentati regionali delle associazioni di categoria del comparto economico e a tutti i gentili ospiti che sono oggi qui presenti. Caro presidente, lei non è figlio di questa terra, ma è come se lo fosse. La Daunia, che le ha dato i natali e dove ha trascorso la sua fanciullezza e la sua adolescenza, è un territorio che presenta affinità con l’area molisana del Fortore e il nostro litorale adriatico. Anzi, per lungo tempo, fino alla riforma murattiana, Contado di Molise e Capitanata sono stati caratterizzati da contaminazioni amministrative e giurisdizionali, oltre che sociali ed economiche. Dunque, signor presidente, ci consenta una benevola forzatura, quella di considerarla quasi un molisano, comunque un uomo del Sud.

Divagazione a parte, è importante che lei abbia scelto di intraprendere un percorso di confronto al fine di elaborare congiuntamente strategie di sviluppo e crescita di questo territorio. Siamo sicuri, ovviamente, che l’incontro di oggi rappresenti la fase di avvio, cui dovranno seguire necessariamente altre riunioni e tavoli tecnici per affrontare e risolvere le diverse problematiche che interessano il territorio.

Venendo alla nostra realtà, il Molise presenta una serie di criticità come altre regioni del Sud: territorio colpito da grave dissesto idrogeologico ed eventi sismici; aree interne prive di rete ferroviaria funzionante e servite da strade provinciali impraticabili; dotazioni infrastrutturali carenti, molte delle quali al collasso; assenza di strade a quattro corsie; progressivo spopolamento dei Comuni, soprattutto nelle aree interne; invecchiamento della popolazione; disoccupazione di lunga durata, al di sopra della media nazionale; fuga di giovani cervelli in altre regioni d’Italia e all’estero; crisi della piccola e media impresa.

Lo stesso Molise potrebbe godere, però, di situazioni di vantaggio solo se opportunamente sfruttate e attivate. Ci riferiamo alla bassa densità di popolazione, al tessuto sociale fondamentalmente sano, all’assenza sul territorio di organizzazioni criminali radicate, alle eccellenze enogastronomiche, al patrimonio culturale da preservare e valorizzare, alle oasi naturalistiche e ai paesaggi di spiccato interesse ambientale, alle enormi risorse idriche che servono anche le regioni limitrofe. Noi abbiamo ben chiara quale debba essere la strategia utile a rilanciare l’economia del territorio.

In questi primi otto mesi di governo, ci siamo impegnati in una massiccia azione di recupero delle risorse del Piano Operativo Regionale. È stata una corsa contro il tempo, ma alla fine ci siamo riusciti. All’atto del nostro insediamento, avvenuto l’8 maggio 2018, erano stati certificati appena 1.7 milioni di euro; in sette mesi di duro e incessante lavoro, siamo riusciti a recuperare ben 18 milioni e 800 mila euro. Siamo alla fase finale di definizione della ZES Adriatica con la Regione Puglia. Abbiamo bruciato le tappe e, in soli due mesi, predisposto un Piano strategico che ha ricevuto il plauso dai tecnici del Ministero. Sul piano del trasporto su rotaie, abbiamo firmato con RFI Italia una convenzione concernente le opere di potenziamento infrastrutturale e tecnologico sulla tratta Roccaravindola-Isernia-Campobasso. Abbiamo indirizzato la nostra azione soprattutto sulla micro-economia, con una serie di misure che vanno a incidere sulle aree interne e i piccoli Comuni. Un’attenzione particolare è stata rivolta alle politiche di coesione sociale.

Stiamo investendo sulla cultura con operazioni di grande spessore, nella convinzione che possano risultare attrattive per la conoscenza del nostro territorio. Da solo, però, il Molise non può farcela, le regioni del Sud non possono farcela. Ci sono due questioni cruciali per il futuro delle regioni meridionali: riequilibrare il gap tra Nord e Sud d’Italia, attuare una politica di grandi investimenti infrastrutturali. Sarà possibile ciò?

Non le nascondo, signor presidente, una certa preoccupazione per quelli che saranno gli sviluppi legati al regionalismo differenziato, o rafforzato che dir si voglia. Laddove gli esiti di questo percorso dovessero essere quelli di ridurre l’apporto e la solidarietà delle regioni a saldo finanziario particolarmente elevato in misura tale da provocare la riduzione della loro maggiore capacità contributiva al Fondo di solidarietà nazionale, ci troveremmo, di fatto, di fronte a forme di autonomismo, ovvero di federalismo. Ma non era questo lo spirito dei padri costituenti, i quali pensavano che la solidarietà nazionale dovesse contribuire a ridurre il gap tra regioni e, sopratutto, tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Qualora il regionalismo differenziato dovesse spianare la strada ad un federalismo squilibrato, riteniamo che lo Stato centrale e le altre regioni, in via preliminare, debbano mettere in condizioni il nostro Molise di elevarsi al rango infrastrutturale delle altre regioni e, segnatamente, di quelle del Nord. La domanda è: come fare per rendere possibile ciò, visto che la questione meridionale non é ancora tramontata, nonostante i numerosi interventi di finanza dedicata? A tal riguardo, riteniamo vada varata una stagione di interventi straordinari per il Molise e per il Sud in termini non solo di assegnazione di finanziamenti straordinari, ma anche di attivazione degli interventi già assegnati.

I punti cardine di questa nuova stagione, a nostro giudizio, sono: snellimento della burocrazia e riduzione dei livelli di controllo, che ritardano enormemente l’utilizzo dei fondi sia europei che statali; maggiore utilizzo delle procedure negoziate di assegnazione dei lavori pubblici; rapida erogazione dei fondi pubblici una volta assegnati alle imprese; formazione professionale continua dei dipendenti pubblici; maggiore attribuzione della quota di fondo perequativo non attribuito esclusivamente su parametri demografici. Insomma, immaginiamo una stagione di snellezza delle procedure e di rapidità degli interventi finanziari, accanto a maggiori e più diffuse competenze dei pubblici funzionari. Concludendo, nel richiamarci alla scelta che il Governo da lei guidato ha inteso fare a sostegno della povertà nel Paese, ci sia consentita una metafora lessicale e, allo stesso tempo, politica: il Molise e l’intero Sud chiedono l’attivazione di “investimenti di cittadinanza”. Grazie, presidente, e buon lavoro».