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I casi Cucchi, Aldrovandi, Sole e Baleno, Favero e Uva: alla Casa del Popolo presentazione del film “Figli come noi”

Venerdì 1 febbraio alle ore 18,30 presso la Casa del Popolo in via Gioberti 20 a Campobasso presentazione e proiezione del film “Figli come Noi” con la presenza del regista Rosso Fiorentino e dell’attore protagonista Romeo Cirelli. Il film narra i casi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Sole e Baleno, Katiuscia Favero e Giuseppe Uva. Ogni caso è diverso, ognuno è preso come emblema per rappresentare altrettante zone d’ombra del nostro Paese: gli abusi delle forze dell’ordine, il terrorismo psicologico dello Stato, l’inferno degli OPG, l’odio politico degli apparati dello Stato, il sistema di connivenze e coperture.

Negli anni su Stefano Cucchi l’attenzione è rimasta alta per vari motivi: per le mobilitazioni popolari che ci sono state, per l’infaticabile impegno della famiglia nella ricerca della verità, per le produzioni culturali e infine per l’eclatante colpo di scena dei risvolti giudiziari. Il termine “eclatante” va inteso solo dal punto di vista mediatico, in quanto la verità giudiziaria non ha fatto che confermare una evidenza che gli apparati dello Stato hanno sempre negato con tutte le loro forze: Stefano è stato ammazzato di botte dalle guardie. Federico Aldrovandi era un ragazzo di Ferrara, assassinato una sera mentre se ne tornava a casa. Venne fermato da una volante della polizia, gli agenti lo iniziarono a pestare, poi fecero intervenire anche un’altra volante: in quattro si accanirono contro il ragazzo che stava a terra.

Pochi ricordano la storia di Sole e Baleno, erano due anarchici che avevano una relazione sentimentale e vennero arrestati (insieme ad un altro loro compagno, Silvano Pelissero) nell’ambito delle prime inchieste contro la lotta nella Val di Susa. I tre vennero sottoposti ad una gogna mediatica e ad un sistematico terrorismo psicologico. Queste pressioni spinsero Baleno (Edoardo Massari) a suicidarsi in carcere, poco dopo la sua compagna Sole (Maria Soledad Rosas) lo raggiunse.

Katiuscia Favero era una ragazza arrestata per un piccolo furto, a causa dei suoi trascorsi difficili venne rinchiusa in un manicomio criminale (OPG) dove fu violentata da alcuni addetti sanitari. Successivamente fu trasferita in carcere dove poté denunciare lo stupro che fu appurato anche con visite mediche. Quindi, venne di nuovo inviata all’OPG dove l’attendevano i suoi aguzzini. Pochi giorni prima di poter uscire dalla struttura, venne trovata morta. Fu inscenato un suicidio per chiuderle la bocca.

Giuseppe Uva venne fermato una sera a Varese, era ubriaco. Le forze dell’ordine lo conoscevano per il suo orientamento politico e per la presunta relazione che avrebbe intrattenuto con la moglie di un carabiniere. Venne prima seviziato e poi ammazzato di botte.

In tutte queste storie “è stato lo Stato” ad uccidere, direttamente o meno. Alcune vicende giudiziarie hanno appurato la verità, altre sono state insabbiate tra omertà e coperture. Questa è la tematica centrale del film e ci spinge ad interrogarci su alcuni problemi irrisolti del nostro Paese come la riforma della Giustizia, la responsabilità dei magistrati, l’identificabilità delle forze dell’ordine.