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Vigilia di Ferragosto, dal crollo del ponte Morandi alla chiusura del Liscione

di Vincenzo Di Sabato

Vigilia di Ferragosto. Dal mezzogiorno alla mezzanotte, anche in questo lembo di Molise, non si gozzoviglia. Si susseguono in TV e si vivono immagini e realtà drammatiche. Il crollo del viadotto “Morandi” ed il numero sempre più impressionante di vittime incolpevoli, inghiottite dal vuoto e dalle macerie a Genova. Si trema poi per il sisma spaventoso di mezzanotte, con epicentro a pochi passi dall’altro viadotto, però non su terra ferma, ma navigante nel lago di Guardialfiera.

Allarme inascoltato d’una fatalità annunciata in Liguria, laddove adesso è caccia ai responsabili; e il “mi ritorna in mente” d’una disperazione urlata incessantemente per il nostro doppio serpentone sgusciante nell’acqua, e sette volte però più lungo e minaccioso del ponte della morte di Genova.

In un ricamo di sintesi, così Emiliano Condò – nella edizione del “TGR-Molise del 21 settembre 1917 – ne fa la grafica: «Automobilisti allarmati per lo stato dei piloni che sostengono i viadotti. Ma l’Anas rassicura “al momento nessun pericolo”. Due viadotti lunghi oltre 8 km e centinaia di pilastri in cemento, quasi tutti immersi nel lago di Guardialfiera, il più grande del Molise. Ed è il tratto più ingegneristicamente avanzato della Statale 647, “Bifernina”. L’opera risale all’inizio degli anni ’70 ed è fondamentale anche per l’assenza d’una rete ferroviaria e per la tortuosità di strade alternative congiungenti il centro della Regione con la costa Adriatica.

Ogni giorno su quei viadotti transitano migliaia di autovetture e mezzi pesanti il cui volume di traffico è in costante aumento. Tanti molisani, percorrendoli viadotti, si sentono ansiosi al punto da creare anche un gruppo Facebook. Siamo scesi a controllare da vicino i piloni – prosegue Condò – che preoccupano utenti della strada. In effetti i segni del tempo son visibili, sia sulle strutture che son sempre all’asciutto, sia su quelle che d’inverno vengono raggiunte dal cresciuto livello del’acqua. Nel cemento compaiono piccole crepe e da diversi pilastri spuntano ferri arrugginiti. L’Anas, che si occupa della strada rassicura: “Al momento non ci sono pericoli” (Al momento!). I piloni vengono costantemente monitorati con controlli anche in profondità. Però, da anni, non si parla anni di un progetto alternativo che avrebbe dovuto costeggiare il lago evitando il passaggio sui viadotti”.

Traggo intanto, da una lunga scìa dell’Italia fragile, soltanto alcuni viadotti crollati: in Brianza, a Cingoli nelle Marche, a Apinola in Sicilia, quello sulla superstrada Milano Lecco. A Fossano nel Cuneese e anche lungo la nostra Bifernina. Sulla provinciale 49 Molteno-Oggiono, cede un cavalcavia al passaggio di un tir. Il 9 marzo 2017 lungo l’autostrada a14, si sbriciola un ponte in ristrutturazione e, ancora in Sicilia un altro vien giù a soli dieci giorni dalla consegna. Quanti morti! «Gran parte delle infrastrutture esistenti – spiega il Cnr – ha superato i 50 anni che corrispondono press’a poco alla durabilità del calcestruzzo armato». Lo ha comprovato anche l’ing. Brencich. Il Presidente del Consiglio Conte, nella serata di martedì 14, ha affermato a Genova che tragedie di questo genere non possono ripetersi. Tutte le autorità e le figure competenti devono interrogarsi sulle proprie responsabilità. Perché si è follemente ostinati a voler ricusare ancora la soluzione unica e logica, quella d’una arteria alternativa costeggiante il lago, tralasciando la pericolosità crescente del viadotto? sulla terra ferma logicallora non si torna a ragionare con la ragione? Ma perché non si torna a ragionare con la ragione.

Il Prof. Maurizio Crispino, Ordinario al Politecnico di Milano, dal 12 al 16 giugno 2017,ha guidato a Baveno (VB) un convegno su “i viadotti che crollano”: scambio di esperienze e competenze internazionali sulla resistenza, nel tempo, della strutturistica contemporanea.

Vigilia di Ferragosto. Da quel mezzogiorno, da quella mezzanotte, dal crollo del viadotto “Morandi” a Genova, dal numero impressionante di vittime inghiottite nel vuoto, dal risveglio del drago indiavolato nelle viscere di madre terra, la nostra gente è, qui, sbandata e sbigottita.

La “Bifernina”, la strada che ha aperto il Molise al decollo, è chiusa! Si sta eseguendo la radiografia del rischio. E si trepida per la sua rapida riattivazione. Come già per Genova – come per Cingoli, Apinola, Fossano, Ragusa, Licale – così si trema a Guardialfiera e nel Molise. La Bifernina sarà riaperta, ma i viadotti con la loro fisiologica durabilità, restano. Giuseppe Conte (il Presidente del Consiglio) ha esclamato a Genova che tragedie del genere non possono ripetersi. “Tutte le autorità competenti devono ragionare sulle proprie responsabilità!”. E m’interpello perciò, con inquietudine, sul perché ci si debba ancora ostinare a dover percorrere viadotti naviganti fra milioni di mc. d’acqua, quand’è invece possibile azzerare le pericolosità, ragionando sull’ovvietà della logica e su quel mirabile progetto “salva-guai”, già approvato con procedura d’urgenza, finanziato e, poi, misteriosamente e dolorosamente accantonato. E’ incredibile!

Giuseppe d’Angioino (Presidente Nazionale dell’Anas), Enrico Micheli (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) e Giovanni Di Stasi (Presidente della Regione Molise) avevano siglato il finanziamento di 70 miliardi di lire, proprio per bypassare l’insicurezza del lago, mediante la realizzazione d’una armoniosa variante, su terra ferma, a quattro corsie dal bivio di Lupare all’ex Zuccherificio. Lo decisero allora così, anche per creare un avvicinamento cronometrico e kilometrico della Puglia Garganica a Roma. Che mirabilia!

E invece, dal 2001, si sta ancora a sonnecchiare e a commettere il peccato sull’ottavo vizio capitale, umiliando l’uomo, il suo destino e la sua vita. Tecla Boccardo, Segratario Regionale Uil Molise, sta chiedendo anche rapide attenzioni comunitarie. Il Faacebook “Liscione Sicuro” diretto dalla giornalista Rita Frattolillo, ha superato in questi giorni i 1600 iscritti. Chiede un tavolo di confronto con il Presidente della Regione Molise, il Governo Nazionale e l’Anas, per l’adozione di provvedimenti seri, per individuare le risorse e le procedure progettuali, soprattutto per la realizzazione a mezza costa sul lato sinistro di Guardialfiera, della predetta arteria a quattro corsie. «Amate, perciò, la ragionevolezza, voi che governate sulla terra e cercatela con cuore semplice» (Sap. 1,1).

Affabile, consolante il tuo sussurrare con me, caro Vincenzo, nel primo pomeriggio di martedì 28 agosto. Tonico, anche, è stato quel mio ascoltare te al telefono, rincretinito com’ero dai sobbalzi feroci di madre natura. Lucente sensazione di festa! Ho capito che avevi ben capito il mio dramma, quello incuneato dentro il viadotto del “Liscione” sul lago a Guardialfiera e, sulla cui serietà, stavo martellando molte orecchie di male ascolto che, da trent’anni, ancora non hanno capito il mio dire. Tu, invece, mi hai acquietato. Mi hai interrotto e sorpreso già al primo bisbigliare, prevenendomi con l’incontestabile soluzione, ancor più bella e rifinita di quella legata al mitico “progetto Di Stasi”, quello approvato e finanziato nel 2001 e poi annebbiato da colpevole oblìo. “Non solo occorre bypassare i viadotti sull’acqua – mi hai sfolgorato – bisogna anche attuare, qui, i principi costituzionali secondo cui il Molise, come ogni Regione, abbia un’arteria sicura e veloce che ne colleghi i due estremi”. “Alleluja!” Oh che bello. Davvero, mi lo hai fatto detonare così di cuore questo grido di giubilo a Dio. Senonché, un secchio d’acqua gelata mi si è ben presto rovesciato addosso, leggendo il secco comunicato stampa, diramato il 15 settembre dalla intrepida e deliziosa Rita Frattolillo, scrittrice e capofila del Social pubblico (seimila aderenti) “Liscione Sicuro”. Una sorta d’“Ali del ritorno”, ma ‘sta volta spezzate. Parafrasando, così, le ali dell’ultimo e soffice romanzo autobiografico di Rita, affollato di “emozioni e sensazioni”. In pratica, secondo il documento, non si parlerebbe più di superstrada a quattro corsie su terraferma dal bivio di Lupara allo Zuccherificio. Rimarranno invece, indisturbati, “i viadotti”, proprio come sono adesso. Però monitorati. Maledizione! Ed io rimango “solo così, sul cuore della terra/ trafitto da un raggio di sole:/ ed è subito sera”.

Tre versi fulminei, infuocati di “emozioni e sensazioni”. E sembra di tenere già al mio fianco lo spirito “aleggiante” di Salvatore Quasimodo, poeta dell’esistenza vissuta, vip invisibilmente presente a Guardialfiera il 2 ottobre con la genialità dell’ermetismo. Motivo: il 50° della morte e la 30^ Giornata Mondiale della Poesia. Nell’incisività del suo raggio di sole e nell’è subito sera – caro il mio Vincenzo l’ermetico poeta mi inocula la solitudine che ora vivo, la pena nel capire, la brevità della gioia, le illusioni che – come tanti ponti – crollano in fretta. Le proposte più ovvie – si dice nel Comunicato Stampa – comprometterebbero l’accoglienza di un piano generale da parte del Governo Centrale, il quale verrebbe a chiedersi sul “perché la Regione, in caso di emergenza, non faccia transitare i veicoli sulla vecchia Statale 87…”? Suvvìa.

Egregio Assessore. Preferisco, in verità, riconoscerti fratello e amico mio. Sì – caro Vincenzo – sarà pur rassicurante per i cittadini scoprire l’esecuzione di imponenti opere ordinarie e straordinarie sui viadotti, ma sono inutili e sono ancor più costosi rispetto a quelli finalizzati alla costruzione dell’arteria su terreno solido. E resta, soprattutto, l’incubo che le infrastrutture in cemento armato, hanno durabilità fisiologiche inesorabili. Crollano i vecchi e crollano viadotti già nati nella tomba. Lasciano vittime e grovigli di responsabilità che le indagini non sempre riescono a dipanare.  

A Boveno, centro turistico sul Lago Maggiore, dal 12 al 16 giugno 2017, si è tenuto un simposio internazionale su “I viadotti che crollano” governato dal Prof. Maurizio Crispino, ordinario di “Strade, Ferrovie e Aeroporti” al Politecnico di Milano. L’ho raggiunto per telefono fra pause di lavori. Ho sventolato a lui la biografia del nostro viadotto ed invocato il suo pensiero. «Qui stiamo discutendo di ragionevolezze». Che ceffone! Un’autocisterna il 6 agosto tampona un tir sulla tangenziale di Bologna. Camion in fiamme, esplosioni, l’inferno: un morto e cento feriti. «E se lo sconquasso fosse accaduto sopra un ponte navigante nell’acqua?», rileva Antonio Ratto da Altamura. Si torni, dunque, per piacere “a ragionar con la ragione” riadottando la soluzione unica e logica: quella d’una strada alternativa costeggiante il lago sul fianco sinistro di Guardialfiera che azzera inquietudini e allarmi presenti e futuri. E semmai insorgessero difficoltà finanziarie per la realizzazione degli arcinoti 30 km., è bene ricordarci della visita compiuta in Molise il 17 settembre da Barbara Lezzi, Ministro per il Sud, e del suo ammonimento ai pigri. Settecentomila euro, importo da vertigine, erogato dall’Europa per il Molise, sono in ballo! In assenza di progetti. Ma ella s’è impegnata ad ottenere dalla Commissione Europea una deroga rispetto alla scadenza naturale. Ma ci vogliono i progetti sostanziali e di qualità.

C’è dell’altro. Ero a L’Aquila il 28 agosto 2013, a quattro anni dal terremoto, per l’apertura della Posta Santa. E leggo manifesti sui lati delle strade: «In questa nostra società c’è una deliberata e insidiosa presa per i fondelli dei cittadini ridotti a pupazzetti, defraudati di ogni diritto, privati di cultura, di desiderio, di volontà».

Invece qui io spero, confido in una tua vertiginosa soluzione di pensiero e di azione, caro Vincenzo. E, siccome anch’io mi chiamo Vincenzo, cioè vincente, desidero lottare e vincere insieme a te, con i seimila aderenti a “Liscione Sicuro”, e con gli italiani. Vincere con te questa battaglia di intelligenza e di legittimità, ritrovandoti, poi, sempre maestro di fiducia e di stupore.