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Trovare l’arte dove non c’è, il progetto di Ivana Volpe sulle pagine della prestigiosa rivista Rolling Stones Italia

Non è da tutti uscire sulle prestigiose pagine della rivista Rolling Stone Italia, specializzata in musica ma con diverse sfumature appartenenti al mondo dell’arte nelle sue molteplici accezioni. Ivana Volpe, 29enne campobassana, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Firenze con studi anche all’Accadémie Royale de Beaux-Arts di Bruxelles, c’è riuscita.

Contattata dal critico giornalista tra i curatori della rivista Nicolas Ballario per un’opera inedita da pubblicare nella sua rubrica “Art Core”, Ivana ha raccolto l’invito e ha inviato il suo lavoro. “Ho deciso di utilizzare una mia ricerca già esistente – ci dice -. Dal 2014 ho cominciato a raccogliere e conservare manoscritti di mia zia, affetta da sindrome di Down. Lei passa giornate intere a tracciare linee su foglietti, quasi come un tracciato di un elettrocardiogramma. In quattro anni ha realizzato centinaia di questi foglietti, affidando a questi segni i suoi stati d’animo di quel momento. I fogli sono cambiati nel corso degli anni a seconda di come lei si senta: denotano più o meno nervosismo, ad esempio. Ecco, ai più probabilmente questo non dice assolutamente nulla, non comunica alcunché. Il mio tentativo è stato proprio quello di trovare un senso, un filo logico a tutte le sue sensazioni per realizzare qualcosa che, in fondo, è arte”.

Di queste centinaia di foglietti Ivana ne ha selezionati solo 9 dell’ultima serie composta dalla zia nel 2018 e fatto una fotografia legata alla ricerca di questo particolare rapporto con lei.

Perché ‘Onde senza fine’? “Perché – afferma – ho rintracciato nella composizione di questi segni un flusso che somiglia alle onde del mare e si rifa al discorso delle onde sonore, sembra quasi un tracciato sonoro. E’ da un po’ di anni, infatti, che la ricerca verte sulla relazione tra il suono e la produzione artistica”.

Di che si occupa attualmente Ivana Volpe? “Attualmente sto seguendo un progetto di mobilità europea che si chiama Amuse, incentrato sulla residenza d’artista. Un progetto che dura 2 anni, composto da tre tappe: la prima a Savigliano in provincia di Cuneo; la seconda in Lituania e l’ultima a Malta. Ogni volta che ci spostiamo – conclude – e viviamo il luogo in cui ci troviamo realizziamo un progetto, un’opera”.

Gli appuntamenti del futuro prossimo la vedranno protagonista al Paci, Premio Auditorium Città di Isernia, a settembre. (fotocredit Cosimo Paiano)