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La Storia di Campobasso di Vincenzo Eduardo Gasdia pietra miliare per vecchie e nuove generazioni, presentata l’opera omnia

L’appuntamento era stato fissato al 23 novembre dello scorso anno ma, purtroppo, al Teatro Savoia di Campobasso la presentazione fu sospesa a causa dell’improvvisa morte dello storico Giorgio Palmieri, chiamato ad intervenire con la sua cultura e smisurata conoscenza del Molise sull’opera. Ieri, presso la sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, con non poca tristezza nel cuore, il grande pubblico ha potuto finalmente conoscere l’opera omnia sulla città capoluogo raccontata proprio da coloro che per cinque lunghi anni hanno lavorato per farle vedere finalmente la luce moderati dalla Professoressa Ilaria Zilli.

La Storia di Campobasso rappresenta l’opera omnia di Vincenzo Eduardo Gasdía, interamente dedicata al resoconto della storia molisana e cittadina nel corso di oltre venticinque secoli, dai primordi sannitici sino alla metà del XX secolo con la Cronaca della città, con uno sguardo sempre vivo ed attento al contesto territoriale d’appartenenza e con costanti riferimenti alla storia nazionale ed europea.

Il lavoro rappresenta il frutto di cinquant’anni di studi e ricerche nel corso dei quali l’Autore, attingendo a numerose e prestigiose istituzioni bibliotecarie ed archivistiche, rinviene cospicua documentazione edita e inedita, oltre a disparate fonti storiche e archeologiche. Una poderosa attività di collazione e di ricostruzione delle fonti che lo vede impegnato a più riprese, dall’arrivo in Campobasso nell’ottobre 1899, sino alla pubblicazione dei soli primi due volumi nell’anno 1960 inerenti la storia cittadina sino al secolo XVII.

Voluta e finanziata dalla Città di Campobasso, la pubblicazione della poderosa opera editoriale costituisce anche un importante tassello del patrimonio bibliografico e storiografico cittadino. I primi due volumi, quivi riprodotti in anastatica, sono completati dall’edizione del terzo e inedito volume (diviso in due tomi), che prosegue la narrazione sino alla fine del XIX secolo. L’opera include anche un volume relativo alla Bibliografia generale e Indici onomastici, compilati su iniziativa esclusiva dei curatori e della Cronaca di Campobasso, anch’essa inedita, con gli avvenimenti più significativi accorsi nei primi sessant’anni del secolo XX. Completa il progetto editoriale il Codice Diplomatico Campobassano, mai dato alle stampe, comprendente l’edizione critica delle fonti pergamenacee consultate, trascritte e regestate dal Gasdía, ovvero la trascrizione delle pergamene di età medievale e moderna un tempo conservate presso l’Archivio Storico Municipale che l’Autore trascrisse prima che i tedeschi ne appiccassero l’incendio nel 1943, oltre che il corpus documentario dell’Archivio dei Ss. Giorgio e Leonardo e dei Registri e Fascicoli della cancelleria Angioina di Napoli.

PIANO DELL’OPERA

Storia di Campobasso. Volume primo

edito (Tip. Verona Linotipia Veronese Ghidini e Fiorini, 1960), ristampa anastatica

Storia di Campobasso. Volume secondo

edito (Tip. Verona Linotipia Veronese Ghidini e Fiorini, 1960), ristampa anastatica

Storia di Campobasso. Volume terzo

inedito (in due tomi), storia dei secc. XVIII e XIX

Bibliografia e Indice onomastico dei nomi e dei luoghi

inedito (IV volume) volume aggiunto e completamente realizzato dai curatori

Cronaca di Campobasso dal 1901 al 1936 (con proseguimenti sino all’anno 1961)

inedito (V volume)

Codice Diplomatico Campobassano

inedito (VI volume) trascrizione e regesto delle pergamene provenienti da vari archivi regionali ed extra-regionali concernenti Campobasso e del distrutto Archivio Storico Municipale

I volume

Il primo volume della Storia di Campobasso, edito nel 1960 per i tipi della Ghidini & Fiorini e quivi riprodotto in anastatica, vede la trattazione snodarsi diffusamente tra la Pentria, quale locus habitandi della popolazione sannitica, la Romanizzazione, il primo Cristianesimo, le invasioni alloctone ed il feudalesimo, entro un vasto arco temporale compreso fra il IV secolo a.C. ed il XIV secolo dell’era cristiana. Questi macro-argomenti fungono per l’Autore da quinta per la narrazione vera e propria, che dall’antico Sannio arriva all’età medievale con la nascita del Contado di Molise.

Le vicende storiche di Campobasso prendono forma con la prima citazione del toponimo cittadino nelle fonti documentarie nell’anno 878 d.C. Il racconto si articola attorno a due tematiche principali ed interconnesse, le vicende feudali delle signorie succedutesi alla guida della città e le vicende ecclesiastiche dei suoi edifici di culto, di cui il Gasdía segue e documenta dettagliatamente vicissitudini e trasformazioni, fino allo scadere del XIV secolo. 

II volume

Il secondo volume della Storia di Campobasso, analogamente al primo pubblicato nel 1960 e qui riprodotto in anastatica, si contraddistingue per una visione, almeno inizialmente, di più ampio respiro del racconto storiografico, partendo da inquadramenti storici generali del Regno di Napoli, per poi, come di prassi, affrontare tematiche feudali e religiose cittadine. Gli argomenti affrontati spaziano dalla descrizione della città nei secoli dal XV al XVII, al cui interno si profilano le signorie dei Caldora, del Monforte e dei Gonzaga, agli importanti atti della Pancarta campobassana, del Diploma di Lione e del privilegio aragonese, sino al devastante terremoto di Santa Barbara dell’anno 1456 che introduce al Cinquecento campobassano.

La consultazione e la trasmissione di documenti e informazioni originali, ricavate soprattutto dal perduto carteggio pergamenaceo dell’archivio municipale, ove la trattazione di singole località, edifici e personaggi risulta spesso esclusiva e ricca di dati inediti, diviene preponderante e centrale nei secoli più importanti per la ricostruzione della fisionomia cittadina.

III volume (Tomo i e Tomo II)

TOMO I Il Settecento

Il terzo e inedito volume, rinvenuto nell’originario manoscritto, comprende i secoli Settecento e Ottocento che, per corposità, si è preferito suddividere in due tomi.

Il lavoro editoriale originario, pur manifestando una certa obsolescenza per alcuni contenuti superati dagli studi successivi e costrutti a tratti in disuso, è ancora oggi encomiabile per la mole d’informazioni e dati tuttora inediti perché di prima mano (distrutti o scomparsi), che vanno a completare la visione d’insieme su Campobasso. Pone inoltre fine alla decennale querelle sulla chimerica esistenza di un prezioso autografo che raccontasse, a conclusione della trilogia campobassana: il passaggio dalla modernità alla contemporaneità.

All’ombra del Regno di Napoli e della scena europea, il XVIII secolo si apre con il tramonto dei Carafa e del Feudalesimo cittadino, allorché Campobasso è fra le poche città regie a riscattarsi per prime dal secolare giogo feudale. Numerosi gli episodi di sapore locale nel corso del Settecento, mentre l’inizio del secolo è scandito da eventi di portata internazionale – la Rivoluzione Francese, i fermenti giacobini, il Sanfedismo – e le dirette ricadute sul ‘piccolo Molise’ con le figure del Valiante, del Neri, dei martiri campobassani Palombo e Lucarelli. Sono gli anni dell’eversione della feudalità, del decennio francese, del brigantaggio meridionale, della modernità, con l’arrivo dell’illuminazione pubblica sotto l’occhio vigile del luogo per eccellenza campobassano, il castello dei Monforte.

TOMO II L’Ottocento

Il passaggio dal Settecento all’Ottocento è scandito nell’incedere del racconto da episodi salienti di rilevanza internazionale. Il Gasdía non omette la narrazione dei moti rivoluzionari transalpini, sullo sfondo dei quali si delinea la figura di Napoleone, protagonista illustre anche nel Regno di Napoli. Disegnata la nuova suddivisione provinciale del Regno, l’Ottocento si apre con un’esaustiva dissertazione sulla chiesa campobassana che introduce agli eventi politico-militari europei di rilievo, come l’eversione della feudalità, il decennio francese, la massoneria e carboneria, inclusa quella campobassana. È qui ricordato anche il catastrofico terremoto del 1805 e la diffusione del brigantaggio nel meridione d’Italia, animato quest’ultimo da cospicui racconti sui briganti e brigantesse dell’area matesina. La storia civica di questo secolo s’infittisce di numerosi avvenimenti; si ricordino le visite reali di Francesco I e Ferdinando II, sino all’istituzione del Regno d’Italia e alla visita di Vittorio Emanuele II, la costruzione dell’acquedotto civico, gli orgogli patri con le figure di Gabriele Pepe e Vincenzo Cuoco, l’istruzione in città.

IV volume Indici onomastici e Bibliografia generale (compilato dai curatori)

In assenza di una compiuta bibliografia e di un apparato di indici, seppur pensati dal Gasdía e da questi fortemente voluti, ma solo genericamente approntati, il presente volume costituisce opera esclusiva dei curatori, configurandosi come un utile e puntuale strumento di consultazione e di ricerca per il lettore e lo studioso.

La Bibliografia generale della Storia di Campobasso si propone in particolare di fornire un catalogo generale dei titoli bibliografici e delle fonti documentarie utilizzate dall’Autore, sia in nota che nel testo, tanto per la stesura dei primi due volumi già noti quanto del terzo volume inedito, il tutto sulla scorta delle indicazioni e degli appunti rinvenuti frammentariamente fra i suoi stessi scritti. Accanto al paratesto bibliografico, allo scopo di agevolare la ricerca delle possibili voci di interesse, un corposo Indice onomastico, distinto per tomi, consente di individuare celermente e dettagliatamente, con il rimando alle relative pagine all’interno di ogni singolo volume, nomi, luoghi e cose notevoli che ricorrono diffusamente nell’opera enciclopedica.

V volume Cronaca di Campobasso

La Cronaca di Campobasso è il resoconto degli eventi cittadini personalmente vissuti o resi noti al Gasdía da testimonianze dirette e indirette fra il 1901 e il 1936, “con qualche proseguimento” fino agli anni sessanta del XIX secolo. L’uso voluto del termine ‘Cronaca’, a conclusione del percorso di ricostruzione della Storia di Campobasso, denota la volontà di distinguere la precedente figura dello ‘storiografo’, regista letterario di un tempo non proprio, da quello del ‘cronista’, che trascrive di proprio pugno quanto vede, osserva, vive e sovente criticamente denuncia.

Strutturata in due ambiti tematici distinti, seppur ricostruiti a posteriori dai curatori, gli eventi di Storia Civile passano attraverso gli episodi più eclatanti del tempo, quali le visite di Vittorio Emanuele III o il fallimento della Banca Popolare. La Storia Religiosa indulge invece nella consueta descrizione dello stato delle chiese campobassane e del loro clero, spesso deprecabile, pur celebrato in occasione del trasferimento della millenaria sede vescovile da Bojano a Campobasso.

Attraverso la Cronaca narrazioni altrimenti obliate in dimenticati articoli a stampa, rivivono attraverso il racconto gasdiano.

VI volume Codice Diplomatico Campobassano

Il Codice Diplomatico Campobassano rappresenta l’edizione critica delle fonti documentarie inerenti alla Città di Campobasso consultate (nell’originario pergamenaceo), studiate e trascritte di prima mano da Vincenzo Eduardo Gasdía, a far data dal primo decennio del XIX secolo sino alla stesura delle bozze definitive dell’opera nel 1939. Composto da centosedici pergamene, il Codice offre la possibilità di estrapolare notizie volte alla ricostruzione del tessuto sociale del territorio cittadino, come pure delle vicissitudini di natura politico-sociale, economica e religiosa della città in età medievale e moderna, diffusamente narrate nei tre volumi della Storia di Campobasso, di cui costituisce l’ideale corollario editoriale nonché premessa indispensabile alla sua stesura.

Coprendo un ampio arco cronologico che dall’Alto Medioevo si protrae sino all’Età Moderna, i documenti che compongono il Codice rappresentano un antesignano e lodevole tentativo dell’Autore di colmare la mancanza di un compiuto studio diplomatico sulle fonti della storia campobassana, spesso disattese, se non dimenticate o addirittura irrimediabilmente perdute.

Il lavoro di studio sui manoscritti di Vincenzo Eduardo Gasdía è stato avviato presso l’Archivio Storico dell’Abbazia di Montecassino nell’anno 2013, nell’ambito di un progetto di ricerca già in itinere sull’evoluzione storica dell’abitato campobassano.

L’esistenza di un fondo documentario inerente la città era segnalata tra le righe dei due volumi editati nel 1960 della Storia di Campobasso, nei quali ricchi ed espliciti erano i riferimenti a manoscritti privati dell’Autore. Noto era difatti il suo legame con l’Abbazia di Montecassino, presso la quale aveva trascorso, quale novizio, alcuni anni giovanili; da qui la scelta di designarla quale depositaria del suo imponente archivio privato e familiare, a più riprese donato all’ente monastico dagli anni Settanta del XX secolo.

L’accesso e la consultazione al poderoso nucleo di carte gasdiane sono state tutt’altro che agevoli, essendo lo studio precluso a eventuali ricercatori sino all’anno 2011. Solo nel settembre 2013, dopo vari colloqui con il direttore archivista, il compianto don Agostino Avagliano, e quindi col successore e attuale direttore don Mariano Dell’Omo, è stato possibile verificarne la consistenza e iniziare lo spoglio delle carte del Fondo Donazione Gasdía. Le buste, sigillate mediante piombi recanti l’iniziale dell’Autore, sono state aperte e sottoposte dai curatori a un preliminare inventario di massima e necessario lavoro di collazione.

Nel 2015 a seguito dei contatti con l’Amministrazione Comunale, già interessata alla pubblicazione delle carte d’interesse cittadino, si è dato inizio all’imponente attività di ricomposizione, trascrizione e curatela del materiale manoscritto e dattiloscritto, tenendo fede all’originario progetto in più volumi voluto dall’Autore. Il lavoro editoriale ha impegnato i ricercatori per quasi tre anni attraverso un faticoso compito di correzione e trascrizione delle bozze preliminari, imprescindibili collazioni di carte, confronto costante con le fonti citate, ispezioni su luoghi e cose citati nei manoscritti, realizzazione delle bibliografie e degli indici previsti ma non realizzati dall’Autore, cura dell’editing.

Walter Santoro. Archeologo. Nasce a Campobasso il 3 maggio 1972. Ha conseguito, con lode, Laurea Quadriennale presso l’Università degli Studi di Perugia in “Topografia e Urbanistica del mondo Classico” con tesi dal titolo Il monastero di S. Croce in territorio di Sepino. Indagine storico-topografica (pubblicata dalla stessa Università nel 2006), e Diploma di Specializzazione in Beni Archeologici, con lode, presso l’Università del Salento con tesi dal titolo Campobasso. Topografia e urbanistica dell’abitato medievale. Primi appunti per una definizione della carta del rischio archeologico. Ha all’attivo numerose campagne di scavo in Italia e all’estero, dirigendo per conto della Soprintendenza Archeologica della Puglia il cantiere di scavo del castello di Lucera (FG) e per il Fai (Fondo Ambiente Italiano) quello dell’abbazia medievale di Santa Maria di Cerrate (LE). Vincitore di assegni di ricerca con l’Università del Salento nel progetto “Information Technologies and Urban Archaeology”. Lecce Sotterranea presso il castello Carlo V di Lecce, per il quale è in corso di pubblicazione la monografia in due volumi Castrum Licii. I. La torre angioina (Lecce, Castello Carlo V) con otto contributi di ambito ceramologico e, con l’Istituto Regionale Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco”, coassegnatario della ricerca dal titolo Campobasso tra medioevo ed età moderna: evoluzione storica, topografica e urbanistica dell’abitato. Ha lavorato presso il Museo Civico di Baranello “G. Barone” (CB) per conto della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Molise contribuendo alla realizzazione del nuovo catalogo museale. È socio del SAMI (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) e fondatore di Opificio Culturale per la ricerca e diffusione della cultura storica italiana. Collabora attivamente con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli col quale ha pubblicato un saggio su Pier Paolo Pasolini dal titolo Tradizione orale e fonti letterarie: lingua e dialetto tra il Canzoniere Italiano di Pier Paolo Pasolini e ‘un poeta in molisano’ Eugenio Cirese del quale si è tenuto un incontro presso la Camera dei Deputati; è Presidente di commissione per lo stesso Istituto nel premio L’Iguana. Ha partecipato a numerosi convegni in Italia tra i quali il Forum PA della Nuova Fiera di Roma, il Dipartimento di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma, il Turk Musikisi Devlet dell’Università di Gazantep (Turchia) partecipando con le sue pubblicazioni presso la 58^ Fiera del Libro di Francoforte (Frankfurter Buchmesse) e relazionato gli esiti della sua ultima ricerca nel convegno Campobasso: la Città feudale e la Rivendica al Demanio. Ha pubblicato con l’Università degli Studi di Perugia la monografia Il monastero di S. Croce in territorio di Sepino. Indagine storico-topografica e, in co-curatela, e per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, la monografia Carta del rischio Archeologico nell’Area del Cratere. Primi dati di survey nei Comuni colpiti dal sisma del 2002. Tra i suoi contributi scientifici: Modelli insediativi tra l’età longobarda e la fine del medioevo nell’area del cratere; L’oblio della memoria storica. La Taverna del Cortiglio sul tratturo Lucera-Castel di Sangro; I resti dell’Abbazia di Melanico in territorio di Santa Croce di Magliano (Molise): rilievo e studio degli apparecchi murari della facciata (UniFI); Santa Croce di Sepino: un Eigenkloster della valle del Moschiaturo, La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo di Sepino: la documentazione d’archivio; Lo scavo in località S. Pietro di Cantoni di Sepino; L’abitato sannitico di Monte Vairano.

Alessandra Savone. Nasce a Campobasso il 12 marzo 1975. Ha conseguito con lode Laurea Magistrale in Scienze dei Beni Archeologici ed Artistici presso l’Università degli Studi del Molise con tesi dal titolo La chiesa di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina: il complesso architettonico e l’apparato scultoreo. Ha conseguito il Diploma di Biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Diploma annuale di Archivistica presso l’Archivio Segreto Vaticano. È stata assegnataria di due borse di studio con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli dal titolo Catalogo dell’Archivio e della Biblioteca Galanti, conservati presso l’Archivio di Stato di Campobasso e co-assegnataria per l’Istituto Regionale Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco” con una ricerca dal titolo Campobasso tra medioevo ed età moderna: evoluzione storica, topografica e urbanistica dell’abitato. Ha contribuito alla realizzazione del primo Museo Nazionale del Molise di Venafro curando le schede critiche e il percorso guidato alle opere in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Molise. Col medesimo ente si è occupata del censimento e della inventariazione dei manufatti lapidei della chiesa di San Giorgio in Campobasso. Ha collaborato con la Biblioteca Provinciale “P. Albino” di Campobasso per l’inventariazione dell’Archivio Pasquale Albino e dell’Archivio Ente Provincia. Ha pubblicato gli esiti della ricerca Guida ai protocolli notarili del ‘700 conservati nell’Archivio di Stato di Campobasso sulla “Rivista Storica del Sannio” e collaborato alla realizzazione di Venafro Castello Pandone. Museo Nazionale del Molise. Guida breve. Il suo ultimo contributo, in corso di pubblicazione con l’Università degli Studi del Molise, riguarda Il Medioevo dopo il Medioevo nella chiesa di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina.

Mario Ziccardi. Nasce a Termoli il 16 aprile 1977. Ha conseguito Laurea Magistrale in Scienze dei Beni Archeologici ed Artistici presso l’Università degli Studi del Molise con tesi in “Urbanistica e Territorio” dal titolo L’economia pastorale della Valle del Tappino. Tra mondo antico e riforma alfonsina. Ha collaborato con la Regione Molise presso l’Assessorato all’Agricoltura in merito al demanio tratturale regionale e con la Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici del Molise sui piani di fattibilità dei parchi eolici. Ha collaborato con la Soprintendenza ai Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Molise con diversi articoli tra i quali: Gambatesa e i di Capua: i pastori e i signori; Venafro Castello Pandone. Museo Nazionale del Molise. Guida breve; Enrico Pandone e il castello di Venafro: nuovi studi; San Giuliano del Sannio e la via del Procaccio. Contribuito attivamente alla realizzazione del Museo Nazionale di Venafro e alla musealizzazion del castello di Capua di Gambatesa; la mostra e gli studi su Michele Greco da Valona a Termoli; la mostra I tempi del sacro e l’Arte in Molise a Isernia. È stato co-assegnatario della borsa di studio con l’Istituto Regionale Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco” dal titolo Campobasso tra medioevo ed età moderna: evoluzione storica, topografica e urbanistica dell’abitato. Ha all’attivo convegni e incontri di studio tra i quali: Le croci viarie: incontro fra storia, tradizione e culto (Riccia); Enrico Pandone e gli interventi nel castello di Venafro; Il Territorio tra Storia e Tutela (XIV edizione della Settimana della Cultura del MIBAC); Le indagini nel visibile sui beni culturali. Tra gli ultimi lavori, la scoperta e pubblicazione sulla rivista britannica “Caerdroia” dell’articolo The Labyrinth Graffitto of Petrella Tifernina della chiesa di San Giorgio martire. È fondatore di Opificio Culturale per la ricerca e diffusione della cultura storica italiana.

Vincenzo Eduardo Gasdía nasce a Bergamo nel 1885, ove trascorre i primi anni della sua lunga esistenza nel quartiere di Borgo Pignolo. Alterne vicende familiari lo portano a Campobasso presso la casa paterna nel 1899, per soggiornarvi, senza interruzioni, sino al 1907. Animato dall’intento di restituire lustro alla patria d’adozione – suo padre Vincenzo Nicola era difatti campobassano – è in questi anni che il Gasdía matura il suo amore storico per la città di Campobasso che lo porterà dopo diversi decenni di studio a compilarne una monumentale, quanto inedita, opera omnia.

Studia dapprima a Campobasso, diplomandosi presso il Regio Liceo ginnasiale “Mario Pagano”, quindi si laurea in Giurisprudenza a Napoli. Parte volontario al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale, non prima di avere trascorso alcuni anni giovanili, tra il 1913 e il 1915, dapprima come ospite, poi postulante e infine come novizio e oblato a Montecassino, abbazia alla quale farà successivamente dono del suo poderoso archivio familiare e del corpus documentario inerente Campobasso.

Molteplici gli interessi e le occupazioni che lo portano a primeggiare in più ambiti lavorativi, in qualità di avvocato, docente di Procedura Penale e Polizia Giudiziaria, prefetto in più capoluoghi italiani, paleografo, diplomatista, archivista. Plurime le onorificenze legate alla carriera militare e civile nel periodo monarchico e repubblicano, tra le quali il Cavalierato di Vittorio Veneto, la benemerenza nel Cavalierato dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e le cittadinanze onorarie nelle città di Treviso e Vittorio Veneto.

Nel 1960 pubblica per i tipi della Ghidini e Fiorini di Verona i primi due volumi della Storia di Campobasso, lasciando inediti i restanti tre.

Muore centenario a San Giovanni Lupatoto (VR) nell’anno 1985.

.. Andavo, dalla cima del colle

che il castello e il piccolo santuario coronano,

gettando lo sguardo alla spessa cerchia di colli e di monti

che dentro costringono saldamente la città,

andavo – dico – ripetendo a Dio, alla natura:

Fa mihi spatium! Fammi largo!

Ma nessuno mi udiva nel presuntuoso desiderio.

E fu così che non avendo altro svago

mi diedi tutto – anima e corpo –

agli studi, cercando avidamente

proprio quello che gli altri scartavano.

Vincenzo Eduardo Gasdía