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Uno zio Vanja, al Savoia il dramma di Cechov

Martedì 13 febbraio il teatro Savoia accoglie uno dei drammi più importanti dello scrittore di Taganrog Anton Cechov interpretato, tra gli altri attori, da Vinicio Marchioni e Francesco Montanari.

La vendita dei biglietti al palazzo Gil di via Milano è aperta da oggi con questi orari: lunedì e mercoledì dalle 15 alle 18, il venerdì dalle 11 alle 13. È possibile anche per questo spettacolo l’acquisto on line dei biglietti, cliccando qui.

Protagonista dei quattro atti originali è Ivan Petrovic Voiniskij, zio Vanja appunto, che per anni ha amministrato con scrupolo e abnegazione la tenuta della nipote Sonja versandone i redditi al cognato, il professor Serebrjakov, vedovo di sua sorella e padre di Sonja. Unica amicizia nella grigia esistenza di Vanja e di Sonja è quella del medico Astrov, amato senza speranza da Sonja. Per il resto sono tutti devoti al professore, che credono un genio. Serebrjakov si stabilisce con i due, insieme alla seconda moglie, Elena. Le illusioni sono presto distrutte: alla rivelazione che l’illustre professore è solo un mediocre sfacciatamente ingrato, zio Vanja sembra ribellarsi: in un momento d’ira arriva a sparargli, senza colpirlo. Nemmeno questo gesto estremo modifica il destino di Vanja e di Sonja, che riprendono la loro vita rassegnata e dimessa, sempre inviando le rendite della tenuta al professore tornato in città con la moglie.

Lo stile di Cechov, semplice e sobrio, modellato sulla tragicomico quotidiano restituisce con fascino irripetibile e struggente, le complesse sfaccettature dell’esistenza umana anticipando e influenzando tutti i motivi successivi della drammaturgia occidentale europea e nordamericana. L’adattamento di Zio Vanja di Letizia Russo, nel rispetto della linea editoriale di Khora.teatro, ha l’obiettivo di riavvicinare il pubblico ai classici della storia del teatro facendo perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. La regia di Vinicio Marchioni, attorniato da un cast di creativi di comprovata qualità artistica e professionale, prende le mosse da un profondo studio del mirabile meccanismo drammaturgico dell’originale, per restituirne pienamente il dovuto spessore culturale.

I temi universali della famiglia, dell’arte, dell’amore, dell’ambizione e del fallimento, inseriti in una proprietà ereditata dai protagonisti della vicenda di Zio Vanja, sono il centro della messa in scena. Cosa resta delle nostre ambizioni con il passare della vita? E se fossimo in Italia oggi, anziché nella Russia di fine 800? L’analisi del capolavoro cechoviano parte da queste due domande, che aprono squarci di riflessioni profondissime, attraverso quello sguardo insieme compassionevole, cinico e ironico proprio di A.Cechov finalizzato a mettere in scena “gli uomini per quello che sono, non per come dovrebbero essere”.

Vinicio Marchioni – Attore e regista romano si è diplomato alla Libera Accademia dello Spettacolo e ha studiato con Luca Ronconi presso il Centro Santa Cristina. Celebre per la sua partecipazione a serie televisive di successo, al cinema è stato diretto tra gli altri da Edoardo Leo, Aureliano Amadei, Francesco Bruni, Woody Allen, Sergio Castellitto, Marco Ponti, Paul Haggis, Paolo Genovese. In teatro partecipa a Le Coefore, Quadrat, Una casa di bambola, Sogno di una notte di mezza di estate, Antigone di G.Marini, Itaca, Doppio sogno e Nel bosco degli spiriti di L.Ronconi, Nnord di R. Latini, Un tram che si chiama desiderio di A.Latella, La gatta sul tetto che scotta di A. Cirillo; Per il teatro dirige La più lunga ora, ricordi di Dino Campana e L’eternità dolcissima di Renato Cane di Valentina Diana.

Francesco Montanari – Diplomato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, diviene famoso per la sua partecipazione, nel ruolo del “Libanese”, in Romanzo criminale. Dal 2009 partecipa al cinema a film come Oggi sposi di Luca Lucini, Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata di Carlo Vanzina, La settima onda di Massimo Bonetti e in teatro a spettacoli come Sunshine regia di Giorgio Albertazzi, Il Calapranzi di Harold Pinter regia di Giorgio Caputo, Killer Joe di Tracy Letts, regia di Massimiliano Farau, Piccoli equivoci per la regia di Claudio Bigagli, Romeo e Giulietta regia Valerio Binasco, Parole incatenate regia Luciano Melchionna, Il più bel secolo della mia vita regia Alessandro Bardani e Luigi di Capua, Potevo far fuori la Merkel regia Marcello Cotugno e Fortunato Cerlino, Cattivi ragazzi regia Veruska Rossi, Guido Governale, Americani regia di Sergio Rubini.

Letizia Russo – Drammaturga romana classe 1980. Si aggiudica il Premio Grinzane-Cavour con il Dialogo tra Pulcinella e Cristo. Nel 2001 con Tomba di cani l’autrice vince il Premio Tondelli e nel 2003 il Premio Ubu nella sezione “miglior novità drammaturgica”. Negli anni successivi si susseguono ulteriori e apprezzati testi teatrali: Binario Morto-Dead End (2003) per il festival Shell-Connections, rappresentato da trentadue compagnie giovanili in tutto il Regno Unito e al National Theatre di Londra; Babele (2004), da cui la RAI realizza nel 2010 un prodotto televisivo per la regia di Sandro Vanadia; Primo Amore, Edeyen e Os Animais Domésticos (2005), quest’ultimo frutto di un anno trascorso a Lisbona come autrice in residenza presso la compagnia Artistas Unidos; Dare al buio (2007), Blitz (2010) e una serie di traduzioni e adattamenti tratti da opere di Goldoni, Aristofane e Petronio. Nel 2009, insieme a Cristina Pezzoli e un vasto gruppo artistico proveniente da tutta Italia, è cofondatrice di Compost, uno spazio di ricerca, formazione e produzione teatrale con sede a Prato. I suoi testi sono tradotti e rappresentati in Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo, Cile, Brasile e Romania.