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Gianluca Grignani incanta l’Invidia Show Club col suo live acoustic: “Le cose cambiano, oggi guardo il mondo con occhio diverso”

Un’ora e un quarto di live rigorosamente in compagnia della sola chitarra e del numeroso pubblico che ha accompagnato cantando le tante canzoni in scaletta. Niente bis a fine concerto ma forse, dopo la chiusura con Destinazione Paradiso, qualsiasi altra canzone sarebbe risuonata inutile e vuota di significati. Gianluca Grignani ha incantato così la platea dell’Invidia Show Club, ieri sera, nella tappa campobassana del suo Live Acoustic Tour 2017.

Nel pomeriggio il cantante milanese ha concesso circa mezz’ora alla stampa per foto ed interviste presso l’hotel dove ha soggiornato, prima di ritirarsi in stanza per preparare lo show delle 22 e dopo… aver fumato almeno quattro sigarette.

Prima volta a Campobasso? “C’è una ragazza che conosce bene la mia storia che mi ha detto che sono stato una volta qui vicino, in Molise, ma non a Campobasso”.

Sei tra i primi a portare in giro un live acoustic, come è nata questa scelta? “Lo faccio perché mi piace suonare dal punto di vista acustico, magari agli altri no. Comunque bisogna sempre avere a che fare con un pubblico che cambia, con l’energia che ti arriva. E’ un po’ una scommessa: devi avere padronanza dello strumento dovunque ti trovi. Siamo partiti in sordina, solo su Facebook; adesso stiamo facendo un tour che pensiamo addirittura di ampliare con basso, batteria e chitarra. Sta funzionando bene. Io mi rifaccio un po’ a quelli che sono i miei miti: Neil Young, Bob Dylan, Bruce Springsteen, loro lo farebbero e io mi sento molto vicino alla loro mentalità”.

80 voglia di 90 è lo slogan della stagione dell’Invidia Show Club, sei nato in quegli anni: qual è la differenza tra la musica italiana di allora e quella di oggi? “La differenza sostanziale è che io faccio la mia musica e non mi sono mai adattato ai tempi ma ho sempre cercato di precorrerli, forse sono un po’ presuntuoso… La musica che c’è adesso, cosiddetta fluida, viene fatta dai produttori tutta col computer e a volte questo reprime la creatività, e questo si sente. I ragazzi oggi hanno meno fantasia e tendono più ad apparire. Questo porterà ad un’involuzione, che è già partita, e a critiche continue da parte della gente. Quello che vedi in televisione, spesso non corrisponde alla realtà delle cose. Io oggi mi sono svegliato e ho aperto un occhio diverso, invece di aprire il destro ho aperto il sinistro e ho pensato: cominciamo a fare le cose in maniera diversa, tanto che mi scrissi sul braccio ‘ricordati di volerti bene’. Oggi le cose sono cambiate per me: sono cambiati i mezzi, che prima non avevo, tanto che ho uno studio tutto mio e posso fare la musica che non ho mai fatto prima. E’ cambiato tutto. Il disco che uscirà è ‘avanti’ in questo senso”.

Oggi è difficile vendere dischi rispetto agli anni 90’… “Io ho venduto 3 milioni e mezzo di copie con il primo disco (Destinazione Paradiso, 1995 ndr.) inimicandomi tutti i discografici che tendevano a tenermi sempre ad alti livelli nelle vendite ma non sono mai riusciti ad ammazzarmi; funzionavo sempre abbastanza da tenermi a galla. Adesso su Spotify (abbastanza accreditato secondo me) siamo sempre stabilmente tra i primi cinque-dieci in classifica e questo dice tutto. Poi ognuno ha il proprio modo di vedere la musica: io non voglio insegnare a nessuno quello che deve fare. Io sono nato con una rivoluzione nella testa, ma rivoluzione vuol dire sapere da che parte stare. Robespierre s’è inventato la ghigliottina ed è finito ghigliottinato. Io per evitare di farmi ghigliottinare continuo a seguire la gente. I miei figli frequentano una scuola statale, non mi sono mai difeso dal ruolo, anzi l’ho subìto e maltrattato, amato, odiato io stesso perché non mi piaceva, ma sono un artista!”.