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Alzheimer, in Molise il primo studio collegato al Nordic Walking ma l’assistenza resta per pochi

In Molise, come nel resto dell’Italia e del mondo, la malattia di Alzheimer è una realtà, purtroppo, in costante crescita. Oggi, in occasione della XXIV Giornata Mondiale dedicata a questa patologia, presso il centro dedito all’assistenza di questi particolari pazienti, si è svolta una conferenza stampa alla presenza del responsabile regionale dott. Mino Dentizzi e del prof. Alfonso Di Costanzo, neurologo dell’Università degli Studi del Molise e dell’assessore alle Politiche Sociali a Palazzo San Giorgio Alessandra Salvatore.

“Questa malattia fa parte di quelle cosiddette di tipo familiare, che investe tutta la famiglia del paziente affetto da Alzheimer che, mano mano, perde le proprie capacità di autonomia nel normale svolgimento della propria giornata – ha esordito Dentizzi –. Ultimamente ho sentito che, probabilmente, nel 2025 saremo in grado attraverso la ricerca di avere una terapia adeguata per questa patologia per cui, al momento, dobbiamo affidarci soprattutto alla prevenzione. Ad ottobre, infatti, partirà un nuovo progetto in collaborazione con il Comune e la Fondazione”.

E qui la grossa novità: uno studio tutto molisano su un campione di 30 pazienti, divisi in due gruppi: uno sperimentale e l’altro di controllo. “La malattia di Alzheimer è legata soprattutto a problemi cardiocircolatori e genetici – ha affermato il prof. Di Costanzo – per cui svolgeremo questo studio su un gruppo di pazienti che praticherà Nordic Walking e l’altro che invece seguirà, insieme al primo, soltanto le normali attività previste nel centro diurno di Campobasso. La sperimentazione partirà ad ottobre e durerà un anno. Alla fine tireremo le somme ed elaboreremo le nostre conclusioni. Non ci sono precedenti in letteratura”.

Ma quali sono i segnali di pericolo che possono farci pensare ad un insorgere della malattia? “Innanzitutto il disturbo della memoria recente. Molto spesso si ricordano fatti di molto tempo prima e non quelli del giorno prima. Questa è un sintomo da non sottovalutare, spesso associato ad un semplice disturbo soggettivo di memoria. Un deterioramento cognitivo lieve è stato riscontrato nel 50% dei malati di morbo di Alzheimer, una percentuale molto alta. Più rari – continua – sono la diminuzione della percezione spaziale che porta ad urti involontari e manovre strane nel modo di muoversi. O ancora un disturbo del linguaggio: la parola giusta al momento giusto. La percentuale di casi al di sotto dei 50 anni è molto rara ma, dopo questo spartiacque, aumenta proporzionalmente con l’età: gli over 85 sono il 35/40% degli affetti dal morbo”. E dal momento che l’età media in Italia aumenta sempre più di conseguenza cresce il numero di pazienti.

Infine, l’assessore Salvatore ha enunciato tutta una serie di iniziative che verranno messe in campo, a corollario dello studio, affinché “Campobasso diventi Città amica della Demenza. Abbiamo 7 centri per anziani nel capoluogo che annualmente affianchiamo come amministrazione nell’organizzazione di attività ed eventi sul tema del sociale. Spero – conclude – di poter partire già con un appuntamento per la prossima Festa dei Nonni, il 2 ottobre prossimo”.

Tuttavia in regione esiste un solo Centro Alzheimer, quello di via Toscana, per cui molto ancora va fatto per raggiungere quella miriade di pazienti residenti nei piccoli centri che, al momento, non hanno alcun tipo di assistenza. Inoltre la Regione Molise è probabilmente l’ultima rimasta in Italia a non essersi dotata di un Piano delle Demenze, più volte sollecitato dagli addetti ai lavori, affinché si possano stabilire le linee guida dalle quali partire per una migliore e più capillare assistenza.

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