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Il percorso di un segno di Domenico Fratianni

Fratianni 5La produzione incisoria dell’artista molisano Domenico Fratianni (nato a Montagano nel 1938 ma da sempre residente a Campobasso) è esposta nelle sale dell’Istitito Nazionale della Grafica a Roma, che ha sede nel palazzo su cui appoggia la famosissima Fontana di Trevi. L’esposizione per due mesi (l’inaugurazione ha avuto luogo il 6 marzo) in questo prestigioso Istituto, senza dubbio uno dei più importanti, a livello non solo italiano ma internazionale, per quanto riguarda l’arte incisoria, ha il significato di un doveroso omaggio all’artista (con la partecipazione delle istituzioni molisane, e prima fra tutte della Regione) di cui viene fatto ripercorrere il mezzo secolo della sua intensa carriera con la mostra intitolata “I segni dal profondo, cinquant’anni di ricerca incisoria 1964 – 2014”. Al vernissage, alla presenza di tante personalità della scena politica e artistica regionale e nazionale, l’artista nonché critico d’arte Ennio Calabria ha presentato Fratianni con una acuta quanto suggestiva ricognizione sulla sua eccezionale perizia tecnica che ha supportato in modo coerente l’instancabile sperimentazione, lo sviluppo della sua poetica attenta alla storia e alla civiltà della sua terra, con un “segno” di forte determinazione ed espressività. Commentando l’evento che corona la sua carriera, il Maestro ci ha detto: “Sono quelle cose che accadono magicamente, per me è una grandissima soddisfazione. Un’antologica all’Istituto Nazionale per la Grafica è per me un momento di grande appagamento personale”.

Nel suo libro La luce negli occhi – Appunti di viaggio di un pittore (uscito nel 2009), in cui Fratianni raccontava con cuore aperto la sua lunga ed interessante vicenda artistica e umana, egli offriva un saggio di grande bellezza di vita e di arte elaborato in un contesto fantastico, dove le esperienze reali si intrecciano alla pittura e al disegno, lanciando anche i messaggi di un uomo che nei lunghi decenni della sua produzione ha saputo con passione e “caparbietà” costruire una sorta di mosaico in cui la vita e l’arte si “confondono”con memorie, ascendenze culturali, vita sociale del suo Molise, in cui affondano le sue radici, il suo “retroterra” popolato anche da un mondo magico, da forte valenza simbolica, da bellezze struggenti e amare disperazioni. Sono, le pagine del libro, il sicuro “viatico” per entrare nell’universo creativo dell’artista, per scoprirne le origini e le forti motivazioni, oltre che per seguirne il suo sempre personale e originale percorso. Il “percorso di un segno”, si potrebbe dire, ricordando il libro di un bravissimo, quanto sfortunato grafico romano che si chiamava Alfredo De Santis, scomparso nel 1986, appena quarantacinquenne.Fratianni_3[1]

E, nel suo percorso, il segno di Fratianni, con la forte intensità dell’espressione, ha sondato, tra l’altro, la fisicità dell’universo sportivo legandolo in maniera indissolubile a quello dell’arte, tradendo anche in questo “filone” del suo lavoro la curiosità e la passione che da sempre hanno innervato i suoi svariati contenuti. Come raccontano le tappe e gli “incontri” fondamentali della sua vicenda artistica. Conseguita l’abilitazione all’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte, compie le sue prime esperienze d’insegnante in Sardegna; a Nuoro conosce Carlo Levi, il celebrato autore del Cristo si è fermato a Eboli, e Umberto Terracini, due personalità di altissima caratura culturale, che rappresenteranno – come ha sempre ricordato – uno snodo cruciale nelle sue scelte di vita personale e artistica. La sua ferma volontà di ampliare la gamma dei mezzi espressivi lo portano a frequentare i Corsi Internazionali dell’Incisione presso il prestigioso Istituto del Libro di Urbino; entra quindi a far parte degli “Incisori d’Italia” di cui Marc Chagall era “patròn” e Carlo Carrà presidente. Quindi, dal 1965, quale esponente dell’Associazione degli Incisori Veneti partecipa ad importanti mostre, distinguendosi per un’operosità eccezionale a contatto di autorevoli critici e artisti soprattutto dell’area veneta, tra cui Trentin, Guadagnino, Zarotti e Pizzinato; nello stesso periodo ha contatti con Enzo Di Martino, il critico e storico dell’arte di origini abruzzesi, e con il Centro Internazionale della Grafica di Venezia, dove pubblica una cartella di acqueforti -acquetinte dal titolo “Si è fatto giorno?”, in cui le ispirazioni e i ricordi di Carlo Levi, il poeta sindaco di Tricarico Rocco Scotellaro (il titolo è tratto dalla sua poesia più famosa, aggiungendovi però un inquietante punto interrogativo) e il poeta salernitano Alfonso Gatto sono chiaramente sono individuabili.

Del 1982 è un viaggio in Provenza dove visita i posti cari a Picasso, Cézanne e Van Gogh, mentre di quattro anni dopo è il suo ciclo incisorio dedicato allo sport e alle metafore della vittoria e della sconfitta nella vicenda umana che fu molto apprezzato da Giulio Carlo Argan. Negli anni successivi, fino al 1996, si dedica ad incidere circa un centinaio di opere che compongono una trilogia ispirata alla “follia” di due grandi personaggi, Don Chisciotte e Robinson Crusoe, e a quella di un grande esponente della poesia italiana del secolo scorso, Dina Campana, ispirandosi alla sua opera maggiore “I Canti Orfici”. Alla sua attività artistica ha sempre appaiato il suo forte impegno didattico nella sua terra, insegnando “Tecniche di Creazioni Artistiche” presso l’Università degli Studi del Molise e, dal 2.000, dirigendo la Biennale dell’Incisione Italiana Contemporanea nella sua amata Campobasso.

Michele De Luca