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“Attenti al viadotto del Liscione”, accorato appello di Vincenzo Di Sabato alla classe dirigente regionale

Da Vincenzo Di Sabato, del Centro Studi Molise “N. Perrazzelli” di Guardialfiera, riceviamo e pubblichiamo un accorato quanto puntuale appello alla classe dirigente affinché si faccia carico di verificare quanto prima lo stato dell’imponente viadotto del Liscione lungo l’invaso, appunto, di Guardialfiera.

lago guardialfieraSiamo stati schiaffeggiati a fine novembre da raffiche gelate di bora e, le notti del 1° e 4 dicembre, seppur non troppo stellate, han fatto scendere sulle strade il primo insidioso velo bianco di brina. Torna il freddo. Torna l’incubo sulla staticità della Statale 647, vale a dire della Fondovalle del Biferno. E torna soprattutto l’allarme per “quel” viadotto che, nel suo tratto più fascinoso, naviga per 5 km sul Lago di Guardialfiera. E’ un’imponente opera ingegneristica, uno dei monumenti strutturali più solenni d’Europa. Eppure dopo 45 anni è ancora senza collaudo. Eppure la Bifernina rappresenta l’unica arteria di collegamento tra la costa adriatica e il capoluogo di regione. Tra il basso Molise, la Campania e il Lazio.

Il calcestruzzo armato, lì, è corroso, si distacca, e s’incrociano calcinacci sulla vegetazione sottostante. E chissà cosa si nasconderà dentro e attorno ai pilastri, sepolti nel buio dei  fondali, per decine di metri, da 147 milioni di mc. d’acqua che, silenziosamente, agisce come veicolo di sostanze aggressive. In superficie intanto le anime di ferro hanno perforato il conglomerato cementizio, e la ruggine ne ha modificato il colore. Il processo invasivo per l’accumulo di elementi e di organismi chimici, fisici e meccanici, è palese. E testimonianza inquietante di tutto questo introibo, rimbalza feroce dal filmato, tuttora fruibile, che “Primonumero” ha posto in rete fin dal 25 ottobre 2013, tre anni fa! Da quell’avvertimento non vorremmo prefigurare scenari tragici, ma non riusciamo neppure a convivere con un problema psicologico che ci frustra in ricorrenti tensioni emotive.

E’ dicembre, il freddo incalza e la circolazione stradale, all’occorrenza, avrà pur bisogno d’essere garantita mediante sprazzi di sale anticongelante. E, proprio per questa pratica, ci viene rovesciato addosso un altro secchio d’acqua da Alessandro Aronica del Politecnico di Milano, il quale – riferendosi al recente crollo del ponte sulla Statale 36 in Brianza – spiega come esso sia stato causato anche dall’attacco di quei sali, di quei cloruri che aumentano la porosità ed il volume del calcestruzzo, ne degradano l’armatura e rimuovono lo strato esterno. Un tir in sovraccarico, insomma, in mezzo a questo pasticcio intrecciato, può essere causa di evento catastrofico come quello del predetto cavalcavia costruito negli anni ’70. Né si può scommettere qui fino a quando i nostri piloni sapranno resistere agli sforzi di torsione dovuti a centinaia di carichi eccezionali e talora simultanei.

La resistibilità del cemento armato è calcolata scientificamente per una durata di 100 anni. Alcuni ponti, però, anche sulla Bifernina, non osservano tanta longevità. Alcuni si son sbriciolati già da decenni. Due trent’anni fa al km 26 provocati da un’alluvione e ricostruiti in 7 anni. Ma ricordo, assieme a Pasquale Di Lena, Assessore Regionale, in quel tempo ai LL.PP., l’impressionante avventura nell’anno 2000, di un camion rimasto in bilico sull’estremo filo della terraferma, mentre sprofondava sul fiume il viadotto al km 42, e dell’autista atterrito ma rimasto incolume, solo forse per grazia ricevuta da Santa Maria a Casalpiano, venerata lì, proprio a due passi verso Morrone

Pure a Cingoli, nelle Marche è già stato chiuso un ponte, simile al nostro sul lago, creato nel 1987, cioè soltanto 29 anni fa. Ed il 25 ottobre scorso, il satirico Riccardo Trombetta, ha voluto “seriosamente” ironizzare a “Striscia la notizia”, sullo “buon” stato di salute del Viadotto Spinola a Porto Empedocle.

“Muoviamoci! – urlava amorosamente Domenico Lucarelli ai marciatori pigri di Cammina Molise –  non lasciamo più passare il tempo, aspettando che il tempo passi”. Né desideriamo noi altri inabissarci ulteriormente nella paura e nell’indolenza.

E’ cosa seria! E’ il momento della cordata. C’è bisogno ora d’una vigorosa unità d’intenti, di diplomazie, di fusioni. Lo chiedo al Prefetto di Campobasso; a Giuseppe Ferrara capo del compartimento Anas del Molise. Ed ora che passata è la tempesta referendaria, lo invoco nella quiete ai Deputati Danilo Leva, a Laura Vanitelli. Ai Senatori Roberto Ruta, e Ulisse di Giacomo. A Paolo di Laura Frattura, e Vincenzo Cotugno, Presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale. Ad Antonio Battista responsabile dell’Amministrazione Provinciale di Campobasso. Al Capo Dipartimento per la Protezione Civile del Molise Gino Cardarelli. E sogno rifioriture di esperienze, suggerimenti e collaborazioni anche da antecedenti parlamentari e dagli ex Consiglieri Regionali. Lo chiedo a tutti gli spiriti liberi perché, solo tutti insieme possiamo riaffrontare una emergenza che, giorno dopo giorno, rischia di degenerare in dramma. Solo insieme è possibile rimettere in campo un progetto che sembrava risolto al tempo della osannata realizzazione dell’Autostrada Termoli-San Vittore. Solo, annodati così è legittimo ed efficace alzare la voce, scuotere ed ottenere dall’alto ciò che è “giusto, santo e nobile”.

E già nella fase progettuale della Termoli-San Vittore – prima dell’anno 2000 – erano affiorate criticità per il Viadotto sul Liscione ed impatti, su buona parte del tracciato, in contrasto alle norme funzionali e razionali, caratteristiche dell’Autostrada.

L’on.le Giovanni Di Stasi – allora Deputato al Parlamento – ben ricorderà l’ipotesi alternativa sulla velocizzazione ed il raddoppio, con procedura d’urgenza, della Fondovalle del Biferno; la conseguente possibilità d’un avvicinamento del Gargano a Roma; l’intesa raggiunta con Giuseppe D’Angiolino, Presidente dell’Anas e Capo di tutta la rete viaria italiana circa la costruzione, al lato sinistro del Lago, d’una armoniosa variante, a doppia corsia, dal bivio di Lupara allo Zuccherificio di Termoli. Ed Enrico Micheli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, stretto collaboratore di Prodi, ravvisandone la bontà, contribuì a superare anche il grosso problema della copertura finanziaria, favorendo la elargizione al Molise di 70 miliardi di lire.