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L’omaggio di Picasso a Jacqueline. Fu lei la musa ispiratrice della sua più matura stagione creativa

Picasso, Femme assise au chapeau jaune et vert, 1962

Picasso, Femme assise au chapeau jaune et vert, 1962

In omaggio a Jacqueline Picasso scomparsa trent’anni fa, il 15 ottobre 1986, la Fondation Pierre Gianadda presenta un insieme eccezionale di dipinti, incisioni, linoleografie, ceramiche e sculture, che mettono in luce l’opera tarda di Picasso. Tanto affascinanti quanto  sorprendenti, gli ultimi vent’anni della carriera dell’artista sono un inno all’amore, alla vita e alla creazione. Questa esposizione mostra fino a che punto la sua creatività estrema sia segnata dalla presenza di Jacqueline, che Picasso incontra nel 1952 e sposa nel 1961. Fu la sua ultima compagna e gli fece da modella e di riferimento fino all’ultimo. Per Picasso è l’inizio di una nuova vita e di uno slancio pittorico senza precedenti che si sviluppa in luoghi differenti: prima La Californie a Cannes (1955-1958), poi il castello di Vauvernargues (1958-1961), ai piedi della montagna Sainte-Victoire così cara a Cézanne, vicino ad Aix-en-Provence, e infine il mas Notre-dame-de-Vie a Mougins (1961-1973).

La presenza di Jacqueline e la sua giovinezza accelerano il ritmo creativo di Picasso. Raffigurata con il suo profilo ieratico, ritto su un collo interminabile (“Jacqueline aux fleurs”, 1954) o perfettamente rappresentativa della bellezza classica (“Jacqueline aux jambes repliées”, 1954),  abita l’opera del marito con tutta se stessa  (“L’atelier de Californie”, 1956). I ritratti di Picasso vanno oltre la nozione stessa di somiglianza per tendere a una sorta di poetica metaforica della personalità di tutti i suoi modelli. Nei primi anni di questo periodo, Picasso, questo pittore della modernità, rivisita con curiosità i maestri del passato:  Delacroix (“Les Femmes d’Alger”, 1954-55),Vélasquez  (“Les Menines”, 1957), Manet (“Le Déjeuner sur l’herbe”, 1959-1961), Poussin e David (“L’enlèvement des Sabines”, 1963). Altrettanti capolavori, reinterpretati, disarticolati, dalle linee incisive e dai piani reinventati.

Picasso, Jacqueline assise avec son chat,  1964

Picasso, Jacqueline assise avec son chat, 1964

Poi, dopo questi riferimenti alla pittura storica, egli si riappropria del tema del pittore e della modella. Nel solo anno 1963, Jacqueline figura 160 volte nella produzione dell’artista. Le sottili modulazioni di questa lunga serie permettono a Picasso ora di venerare la sua musa, ora di umiliarla o di metterla alla prova. “Lei ha – dirà Picasso a Hélène Parmelin nel 1966 – il dono di diventare pittura a un grado inimmaginabile”. Negli ultimi dieci anni, a Mougins, Picasso si ricentra concentrandosi sull’essenziale: esplora le figure archetipiche della donna (il nudo), della coppia (baci e abbracci), dell’uomo (moschettiere e uomo con la pipa) e del pittore che invecchia. Queste opere ultime sono fra quelle che figuravano nelle due grandi esposizioni organizzate nel 1970 da Yvonne e Christian Zervos e nel 1973 da René Char al Palazzo dei Papi di Avignone. Se certe critiche feroci parlarono allora di “senilità, scarabocchi, impotenza”, l’opera tarda di Picasso è oggi unanimemente riconosciuta come una delle più accattivanti.

picassoQuesta importante mostra alla fondazione Gianadda (fino al 20 novembre), oltre all’opera dipinta, rivela il talento di Picasso in altre forme espressive. L’incisione è una delle arti principali di Picasso che privilegia certe tecniche trattate con una maestria e una varietà esemplari. Il suo approccio sperimentale, la sua libertà e il suo virtuosismo fanno di lui un artista capace di sondare tutti i segreti del mestiere. Tutte i temi cari a Picasso vi vengono affrontati  (pittore e modella, nudi, ritratti, figure mitologiche, tauromachie) e trattati con il bulino, l’acquaforte, la litografia, la linoleografia, tecniche tutte rappresentate in mostra. E’ a partire dall’estate del 1905 che si può situare l’inizio dell’impegno dell’artista per la scultura. A quell’epoca, la scoperta , tra le altre, delle maschere e degli oggetti tribali del museo etnografico del Trocadéro provoca uno choc che segnerà la sua opera. Poi con gli assemblaggi del 1912, Picasso sottolinea l’ambiguità degli oggetti. Negli anni 1920 egli innova con un lavoro sul ferro saldato e dipinto. L’audacia creativa di Picasso si manifesta di nuovo alla fine della sua vita con l’elaborazione di sculture in lamiera ritagliata, piegata e dipinta (“Femme au chapeau”, 1961, e “Tête de femme (Jacqueline)”,1962). Queste sculture in lamiera fanno parte delle opere più sorprendenti della fine della vita dell’artista.

Picasso, Femme au chapeau, 1961

Picasso, Femme au chapeau, 1961

Quando soggiorna a Golfe-Juan nel 1946, scopre alla mostra annuale dei vasai lo stand Madoura e i suoi rappresentanti Suzanne e George Ramié che gli aprono il loro atelier a Vallauris una parte del quale, dal 1947, è gestito da Picasso. Con la sua prodigiosa immaginazione creatrice egli si appropria della ceramica di cui stravolge la pratica. Egli trasforma gli oggetti: una fiasca diviene un grosso insetto, una vaso un uccello o un fauno. Nascono nello stesso tempo ammirevoli ritratti di donna (“Portrait de Jacqueline, 1956; “Portrait de Jacqueline au foulard”, 1956). Questa vocazione di ceramista è ampiamente documentata nella mostra con pezzi ammirevoli. In un percorso cronologico e tematico, la mostra presenta più di un centinaio di opere provenienti dalla collezione della famiglia dell’artista, dalle più grandi collezioni pubbliche (Musée Picasso, Parigi; Musée national d’art moderne-Centre Pompidou, Parigi; Museu Picasso, Barcelloma…) e da collezioni private, opere che danno conto della varietà e dell’importanza della produzione degli ultimi anni di Picasso.

Un catalogo, curato, come la mostra da Jean-Louis Prat, già direttore della Fondation Maeght, accompagna l’esposizione. Abbondantemente illustrato comprende testi introduttivi di Prat e di Leonard Gianadda, saggi di specialisti (Brigitte Leal, drettrice aggiunta delle Collezioni del Musée national d’art moderne-Centre Pompidou; Marìa Teresa Ocaña, direttrice del Museo Nacional de Arte de Cataluña, già direttrice del Museu Picasso di Barcellona) e la riproposizione di testi storici di René Char e di Pierre Daix, oltre a notizie tematiche e a una cronologia attenta della vita di Picasso.

Giusy Alvito