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Il “Mondo” di Paolo Di Paolo, il grande maestro molisano dell’obiettivo raccontato in una mostra a Roma

Paolo Di Paolo

Paolo Di Paolo

“Quando Mario Pannunzio accettò per la prima volta una mia fotografia, nel 1953, non ero ancora fotografo professionista. Lo divenni probabilmente per la spinta emotiva che l’inizio della collaborazione a Il Mondo aveva prodotto in me… Pubblicare una fotografia su Il Mondo era il massimo a cui un fotografo potesse aspirare e credo di poter affermare, ripensando a quel felice periodo, che la collaborazione alle riviste d’altro genere e più diffuse, quelle che consentivano a me e ad altri colleghi di tirare avanti, era un semplice pretesto per girare il mondo e mettere insieme quel mucchietto di fotografie che mensilmente sottoponevamo al giudizio di Pannunzio”.

Paolo Di Paolo, Roma, Il poeta Vincenzo Cardarelli in Via Veneto

Paolo Di Paolo, Roma, Il poeta Vincenzo Cardarelli in Via Veneto

Così, nel prezioso catalogo pubblicato nel 1990 dal Comune di Prato a corredo della mostra “Il mondo dei fotografi. 1951 – 1966”, Paolo Di Paolo (Larino, Campobasso, 1926), dava una testimonianza autentica del nascere e del consolidarsi del suo rapporto di intensa e assidua collaborazione con il prestigioso settimanale, su cui avrebbe pubblicato ben 573 foto, più di qualunque altro collega,mentre sua sarebbe stata la prima foto firmata ad apparirvi e anche l’ultima, sul numero di chiusura.

Ma perché pubblicare le proprie foto su questa rivista era, per lui, ma anche per gli altri fotografi (tanto per fare qualche nome, Berengo Gardin, Branzi, Cagnoni, Cascio, Cesare Colombo, Garrubba, Sellerio) era il “massimo”? Che ruolo  Pannunzio riconobbe alla fotografia? Scriveva sullo stesso catalogo il giornalista Giovanni Russo, tra i suoi maggiori collaboratori, ricordando come la fotografia ebbe una “consacrazione” straordinaria in quanto assunse per Il Mondo un ruolo straordinario: “Per la prima volta, in modo consapevole, le vennero infatti conferite la stessa dignità e funzione di una inchiesta, di un racconto, di un articolo su temi sociali o di costume”. Aprendo gli occhi, peraltro, alla “provincia” italiana, alquanto trascurata dai grandi giornali e dai settimanali a rotocalco dedicati al grande pubblico.

Paolo Di Paolo - Luchino Visconti e Mina

Paolo Di Paolo – Luchino Visconti e Mina

Con il titolo “Paolo Di Paolo. Il mio Mondo”, a cura di Giuseppe Casetti (in catalogo testi di Ermanno Rea, Bruce Weber e Silvia Di Paolo), Il Museo del Louvre di Roma (Via della Reginella 8, nel cuore del Ghetto) ha meritoriamente dedicato, anche come omaggio ai suoi novant’anni da poco compiuti e al cinquantesimo anniversario dalla chiusura del settimanale di Pannunzio, una mostra a Di Paolo, che ripercorre le tappe di un sodalizio lungo un irripetibile quindicennio (che coincise, praticamente, con il suo lavoro di fotografo), in cui l’intensità del rapporto con il direttore del settimanale era in definitiva basato su una identica “concezione” dell’immagine fotografica, in cui – nello spazio e nel tempo di uno scatto – dovevano armonicamente fondersi forma e contenuto.

Paolo Di Paolo, Principato di Monaco, La principessa Grace Kelly ad un ballo mascherato, 1965

Paolo Di Paolo, Principato di Monaco, La principessa Grace Kelly ad un ballo mascherato, 1965

Nell’immediato dopoguerra Di Paolo si iscrive alla facoltà di filosofia dell’Università La Sapienza, dove è allievo di Guido De Ruggiero e compagno di studi, oltre che fraterno amico, di Lucio Colletti. Tra la metà degli anni ’40 e i primi anni ’50 frequenta gli ambienti artistici di Roma entrando in contatto il Gruppo Forma 1 con figure di primo piano quali Mafai, Omiccioli, Turcato, Consagra, Carla Accardi e Mimmo Rotella. Nel 1954 inizia a collaborare con il Il Mondo, allargando poi le collaborazioni alla Settimana Incom Illustrata, diretta da Francesco Malgeri. Per il settimanale, nell’aprile del 1955 documenta, tra l’altro, il viaggio di nozze in Italia di Ranieri di Monaco e Grace Kelly; nello stesso periodo inizia a lavorare stabilmente anche per il settimanale Tempo, diretto da Arturo Tofanelli, per il quale realizza numerose inchieste e servizi, firmati, tra gli altri, insieme con Pier Paolo Pasolini, Antonio Cederna, Mino Guerrini e, come inviato, viaggia molto anche fuori dall’Italia. Nel 1959, in pieno regime comunista, è in Unione Sovietica dove realizza un’inchiesta sulla religione e, l’anno dopo, in esclusiva con altri tre fotografi di varia nazionalità, è invitato dallo Scià in Iran, in occasione della nascita dell’erede al trono, Reza Ciro Pahlavi, e ha modo di ritrarre anche l’imperatrice Farah Diba all’interno dei suoi appartamenti privati.

Paolo Di Paolo, Anna Magnani con il cane

Paolo Di Paolo, Anna Magnani con il cane

Grazie ai rapporti di amicizia stabiliti negli ambienti del cinema e del mondo artistico, ha potuto realizzare “scoop involontari”, come l’inizio della relazione tra Marcello Mastroianni e Faye Dunaway, fotografati mentre simulano delle schermaglie amorose, che poi divennero reali. Su richiesta di Anna Magnani, è stato il primo ed unico fotografo a ritrarla insieme al figlio Luca, la cui privacy aveva strenuamente e a lungo difeso dall’assedio dei paparazzi. Particolare la sua amicizia con Yves Montand e Simone Signoret, ritratti in esclusiva come teneri innamorati durante il loro viaggio di nozze a Roma.

Paolo Di Paolo, Charlotte Rampling

Paolo Di Paolo, Charlotte Rampling

Paolo Di Paolo, Bambole in vendita in provincia di Matera, 1962

Paolo Di Paolo, Bambole in vendita in provincia di Matera, 1962

Oltre a questo, si cimenta in importanti inchieste sociologiche, come La lunga strada di sabbia, del 1959, sulle abitudini degli italiani in vacanza, firmata con Pier Paolo Pasolini. Con lo stesso Pasolini, instaurato un rapporto di fiducia, lo segue durante le riprese di “Il Vangelo secondo Matteo” e “Mamma Roma” insieme ad Anna Magnani. In Sardegna nel 1962 realizza un servizio sull’allora Presidente della Repubblica italiana, il sassarese Antonio Segni, e l’anno successivo, come inviato di Harper’s Bazaar, un reportage sulla neonata Costa Smeralda, dove ritrae il principe Karim Aga Khan, nell’intimità del suo privato.

Nel 1966, in seguito alla chiusura del settimanale Il Mondo, decide di smettere la professione di fotografo free-lance, ritornando così ai suoi studi filosofici ed di ricerca storica. Quando apprese che il Mondo non sarebbe più uscito, scrisse al suo direttore: “Per me e per gli altri amici muore oggi l’ambizione di essere fotografi”.

Paolo Sasso