Home » Cultura » A Venezia la prima grande mostra dedicata all’artista francese Fernand Léger

A Venezia la prima grande mostra dedicata all’artista francese Fernand Léger

Léger, Élément mécanique, 1924, olio su tela

Léger, Élément mécanique, 1924, olio su tela

“Se l’espressione pittorica è cambiata, è perché la vita moderna lo ha richiesto… La vista dal finestrino della carrozza ferroviaria e dell’automobile, unita alla velocità, ha alterato l’aspetto abituale delle cose. Un uomo moderno registra cento volte più impressioni sensoriali rispetto a un artista del diciottesimo secolo … La compressione del quadro moderno, la sua varietà, la sua scomposizione delle forme, sono il risultato di tutto questo”.

Così, nel 1914, annotava Fernand Léger  (Argentan 1881 – Gif-sur-Yvette 1955). Figlio di un allevatore normanno, nel 1900 si trasferisce a Parigi, dove lavora in uno studio di architettura e studia alla Scuola di arti decorative; già nel 1911 espone al Salon des Indépendants il dipinto “Nudi nella foresta”. Quest’opera, assieme a quelle dei colleghi Robert Delaunay, Albert Gleizes, Henri Le Fauconnier, Jean Metzinger, tutte collocate nella sala quarantuno del Salon, scatena il dibattito e le polemiche sul termine di cubismo. La sua versione del cubismo, dopo gli esordi influenzati dall’impressionismo e dal fauvismo, è caratterizzata dall’assunto che i tempi moderni sono segnati dal “contrasto”; nelle sue opere, che a differenza di quelle futuriste non indugiano in scene tipicamente moderniste, i contrasti generano vigorosi ritmi dinamici attraverso il “coordinamento simultaneo” di linee, volumi e colori. Già con la “Donna in blu”, presentata al Salon d’Automne del 1912, Léger si spinge verso l’astrazione, dove pure si riconoscono ancora tracce di personaggi, nature morte, case e alberi. Questa ricerca raggiunge la maturazione risolutiva nel fitto ciclo dei “Contrasti di forme” (1913-1914).

Léger, Paesaggio animato, 1924, olio su tela

Léger, Paesaggio animato, 1924, olio su tela

Nell’agosto 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Léger è richiamato alle armi. Nel 1916, a Verdun, nel corso di una delle più violente e sanguinose battaglie di tutto il fronte occidentale, rimane intossicato dai gas; durante la convalescenza rinnova le sue forme cubiste e si interessa al mondo popolare delle industrie e del lavoro: in queste opere la presenza umana lascia spazio alle macchine, frutto del lavoro dell’uomo e della tecnologia e simbolo della civiltà del nuovo secolo. In questa concezione riecheggia uno dei capisaldi del futurismo, che esaltava l’energia e il dinamismo. Alla fine della guerra, Léger si occupa di pittura, composizioni murali, arazzi, mosaici, sculture, ceramiche; collabora a scenografie e a costumi di spettacoli teatrali; nel 1924 produce il film d’avanguardia “Ballet mécanique”. E’ in questo periodo che la semplificazione delle forme giunge alle sue estreme conseguenze: esse perdono ogni riferimento con la realtà esterna e, partendo da una serie di disegni e progetti ed elabora delle varianti, prima di approdare alla versione definitiva, e proprio mentre giunge alla completa dissoluzione delle forme, recupera la figura umana, non più presenza reale o verosimile, ma passata anch’essa attraverso un processo di semplificazione geometrica. Con il risultato è di una sorta di ascetismo, in cui gli oggetti perdono consistenza materiale per ridursi alla loro funzione emblematica e simbolica.

A Fernad Léger e alla sua straordinaria esperienza nell’ambito dell’avanguardia eutopea, la Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con il Philadelphia Museum of Art, dedica nelle sale del Museo Correr di Venezia, a cura di Anna Vally e con la direzione scientifica di Gabriella Belli e Timothy Rub, direttore del MPA di Philadelphia e il progetto espositivo di Daniela Ferretti, la mostra “Léger. La visione della città contemporanea 1910 — 1930” (catalogo edito da Skira) aperta fino al 18 maggio prossimo, dopo il successo ottenuto al Philadelphia Museum of Art. Si tratta della prima grande esposizione (oltre cento opere) sull’opera del pittore francese che si tiene in Italia, una grande mostra con al centro il tema della rappresentazione della città contemporanea. Il percorso è diviso in cinque sezioni: La metropoli prima della Grande Guerra, Il pittore della città, La Pubblicità, Lo Spettacolo, Lo Spazio.

Lèger, La città, 1919, olio su tela

Lèger, La città, 1919, olio su tela

Tra gli importanti prestiti spicca lo straordinario dipinto “La Ville”, un quadro che dà avvio alla fase più sperimentale e cubo-futurista della sua produzione; eseguito da Léger nel 1919, al suo ritorno a Parigi dopo l’esperienza al fronte della Prima Guerra Mondiale, questo quadro diventerà un vero e proprio manifesto della pittura dedicata al tema della città contemporanea. Il soggetto del dipinto rappresenta, infatti, la città con le sue frenetiche attività, le sue architetture composte di assemblaggi cubo-futuristi, e i suoi abitanti, uomini meccanici, quasi robot, armoniosamente integrati nel dinamismo della nuova “macchina urbana”. Accanto a questo straordinario dipinto, che si può considerare il focus dell’esposizione, una serie d’importanti opere provenienti da collezioni pubbliche e private europee e statunitensi, permetteranno ai visitatori non solo di mettere a confronto la sua pittura con molti altri suoi innovativi progetti sempre collegabili al tema della città moderna, come per esempio le sue creazioni di design teatrale e di grafica pubblicitaria, di scenografia e di cinematografia, ma anche di approfondire la sua relazione con i protagonisti di quella fertile stagione dell’avanguardia.

La ricca produzione di Léger, davvero pioneristica sia per la sua concezione pluridisciplinare, che per lo sforzo di cambiare le forme della pittura, “dialoga” nel percorso espositivo con preziosi capolavori di autori di quel periodo, tra cui Duchamp, Picabia, Robert Delaunay, El Lissitzky, Mondrian, Le Corbusier, tutti artisti che come Léger hanno contribuito a rinnovare l’idea della rappresentazione urbana, attraverso una sperimentazione che va dal cubismo al futurismo, dal costruttivismo al neoplasticismo di De Stjil. Come ci dice la Vally, “per Lèger, la città è l’annuncio di una nuova direzione e un punto di riferimento”.

Michele De Luca

1 Commento

  1. Interessante anche poter osservare questo modo di vedere la città contemporanea in un centro urbano, come Venezia, meno influenzato dalla modernità rispetto ad altri contesti.