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I raffinati ritratti di Giorgio Kienerk, retrospettiva di un protagonista dell’arte toscana tra Otto e Novecento

Giorgio Kienerk-Interno con modella-1918

Giorgio Kienerk-Interno con modella-1918

Giorgio Kienerk (Firenze, 5 maggio 1869 – Fauglia, Pisa, 15 febbraio 1948) è stato un pittore, scultore, grafico e illustratore italiano. Nato da Marco, di origine svizzera e impiegato al Ministero della Pubblica Istruzione (allora Firenze era capitale d’Italia), e dalla francese Stéphanie Gallyot, è stato allievo dello scultore Adriano Cecioni e del pittore Telemaco Signorini, entrambi appartenenti al movimento artistico dei Macchiaioli. Negli anni Novanta, insieme ad altri giovani pittori toscani che verranno poi chiamati Postmacchiaioli, Kienerk si volge verso nuovi orientamenti artistico-culturali di tendenza internazionale, come il divisionismo, il simbolismo e l’Art Nouveau; la naturale adesione a questo clima di rinnovamento introduce l’artista nei circuiti espositivi europei. Sul finire del Secolo e poi nel Novecento Kienerk rivolge il suo interesse non solo alla pittura e alla scultura, ma anche all’arte grafica che proprio nel Nuovo Secolo prende il suo avvio ottenendo larga e fortunata diffusione. Palesando la sua grande capacità inventiva, lavora come illustratore per note riviste dell’epoca rendendosi protagonista di notevoli innovazioni formali.

Giorgio Kienerk-Fra due luci-1915

Giorgio Kienerk-Fra due luci-1915

Particolarmente significativa la collaborazione con Mario Novaro per la realizzazione della rivista “La Riviera Ligure”. Dal 1905, per trent’anni, ricopre il ruolo di Direttore della Civica Scuola di Pittura di Pavia dedicandosi pienamente all’insegnamento, ma riuscendo a ricavare spazi che gli consentono di non tralasciare la propria attività di artista. Kienerk muore nel 1948 nella casa di Poggio alla Farnia a Fauglia, dove aveva trascorso ogni estate fin dal 1919 nella villa di famiglia immortalando la campagna circostante in numerose opere.

Giorgio Kienerk-Al sole-1889

Giorgio Kienerk-Al sole-1889

A cura di Eugenia Querci e Giovanna Bacci di Capaci, è in corso nel museo a lui intitolato la mostra “Giorgio Kienerk. Ritratti”, nella quale si possono ammirare oltre trenta opere di cui diverse inedite, recentemente ritrovate in collezioni private o apparse sul mercato, che consentono di ampliare la conoscenza di questo poliedrico artista (pittore, scultore, illustratore e grafico) attivo a cavallo tra Otto e Novecento e di arricchire significativamente il quadro offerto dalla collezione permanente del museo. La mostra parte dalla presentazione della scultura inedita di Giorgio Kienerk, Il ritratto in terracotta dello zio Guido, eseguito nel 1886 quando l’artista, appena diciassettenne, è allievo di Adriano Cecioni a Firenze. Questa scultura ha una primaria importanza nel percorso di Kienerk e segna il momento in cui il giovane artista, che pure si dimostra naturalmente dotato per la scultura, si affida al nuovo maestro Telemaco Signorini dopo la morte improvvisa del Cecioni, accostandosi nel giro di pochi anni alle principali e più innovative correnti artistiche italiane e internazionali.

Giorgio Kienerk  -Bosco incantato-1917

Giorgio Kienerk -Bosco incantato-1917

Da qui la mostra si articola attorno al tema del ritratto, attraverso l’esposizione di sculture, dipinti, stampe e disegni selezionati, che segnano particolari passaggi nella carriera dell’artista: dai ritratti eseguiti a pastello, tecnica moderna per eccellenza attorno al 1900, passando attraverso gli esperimenti sul volto umano condotti con l’ausilio della fotografia e delle arti litografiche per sviluppare il potere evocativo della ‘macchia’, fino al rapporto con la modella e lo studio, tipico della stagione matura, quando Kienerk si alterna tra Fauglia e Pavia città a cui è stato legato dal suo incarico di direttore della Civica Scuola di Pittura. Un ampio e utile approfondimento viene offerto dal catalogo della mostra (Pacini Editore) in cui sono analizzati i rapporti intercorsi tra Kienerk e lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg, che nel suo diario ha lasciato traccia dell’incontro con l’artista avvenuto nel suo studio fiorentino ai primi del 1900 (annotando, tra l’altro: “Kienerk è un simpaticone – in italiano – senza adulazioni, aperto, con il senso della dignità dell’artista di fronte alla meschinità, ma infelice per la sua dipendenza finanziaria”). Kienerk ha inoltre eseguito un ritratto a macchia di Warburg, solo recentemente identificato, che è tra i pochi ritratti dello storico dell’arte tedesco realizzati da artisti a lui contemporanei. In mostra anche due intensi “Autoritratti”, uno giovanile, del 1886 circa, l’altro, ultracinquantenne, realizzato alla fine degli anni Venti, in cui, come scrive Eugenia Querci, “il colore è ancora vivace e la pittura irruenta, ma lo sguardo è accigliato, la fronte solcata da rughe profonde, segno forse di qualche disillusione, ma anche del fatto che quello spirito pensatore che lo aveva caratterizzato sin dalla giovinezza non ha mai smesso di tenere viva la mente”.

Giorgio Kienerk - Modella in abito rosa-1904

Giorgio Kienerk – Modella in abito rosa-1904

Nel 2009 il Comune di Fauglia (Pisa) ha dedicato a Giorgio Kienerk un museo che testimonia l’ampia attività dell’artista, collocato nelle carceri poste sul retro del Palazzo Municipale. La raccolta consta di sculture a tutto tondo e a bassorilievo, di pitture ad olio e a pastelli, di importanti disegni, delle estrose macchie senza contorni disegnati ideate dall’artista all’inizio del Novecento e di una serie di taccuini; complessivamente oltre centotrenta pezzi. Le opere coprono tutto il percorso artistico del fiorentino, dalla produzione giovanile agli ultimi dipinti eseguiti a Fauglia. L’attività del Museo Kienerk in questi ultimi anni ha contribuito a ridare all’artista il giusto peso nel panorama nazionale, a conclusione di un lungo percorso di rivalutazione segnato da importanti mostre monografiche (Firenze, 1970; Pavia, 1997; Bologna, 2004), e dagli essenziali contributi storico-critici di Eugenia Querci, di Piero Pacini, di Raffaele Monti e di Rossana Bossaglia. L’importanza di alcune opere di Kienerk per l’evoluzione della storia dell’arte italiana è testimoniata dalla loro presenza in alcune mostre chiave degli ultimi anni: da quella sul Simbolismo di Palazzo Zabarella a Padova (2011-12), dove venne esposta Giovinezza del 1902, alla recentissima mostra sul Liberty di Forlì (2014), in cui il grande trittico L’Enigma umano, già protagonista di una recente esposizione all’Ermitage di San Pietroburgo, viene utilizzato come icona stessa della mostra.

Giusy Alvito